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Alcuni sindaci dell’area del cratere si sono riuniti per discutere sulla questione del Decreto Sisma approvato al Senato e sulla situazione della ricostruzione.

Tramite una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, chiedono tutti insieme l’accoglimento dei tre emendamenti scritti dai tecnici che hanno visionato pratiche e hanno consapevolezza di tutto quello che serve per stringere i tempi della ricostruzione.

I sottoscrittori di questo documento confidano nel suo intervento sono i sindaci dei paesi dell’area del sisma: Force, Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Montegallo, Venarotta, Montemonaco, Palmiano, Montedinove, Rotella, Folignano, Castorano, Appignano del Tronto, Castignano, Cossignano, Maltignano, Offida e Roccafluvione.

Decreto Sisma: la lettera per il Presidente Conte

“Con la sua visita a Castelsantangelo sul Nera e la dichiarazione di assumere in prima persona la responsabilità della ricostruzione del Centro Italia colpito dal sisma si era riaccesa una speranza. I contenuti legislativi del decreto in conversione sono di vitale  importanza, a tre anni dal sisma, per imprimere la svolta che ancora non c’è stata. Il testo uscito dalla Camera dei deputati non contiene le misure necessarie ad una accelerazione della ricostruzione privata e pubblica; eppure basterebbe accogliere tre emendamenti scritti da quegli stessi tecnici che negli USR hanno visionato migliaia di pratiche e hanno piena consapevolezza di ciò che serve”, così inizia la lettera che alcuni sindaci dei paesi dell’area del cratere hanno scritto e indirizzato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.

Il contenuto parla chiaro: all’interno del decreto sisma appena approvato dal Senato e che ha scatenato polemiche e delusioni da parte sopratutto sia del Presidente della Regione Ceriscioli che dei sindaci dei vari paesi, che da tre anni si battono per i propri territori e cittadini.

Dall’introduzione della conferenza fatta dal Sindaco di Force, Augusto Curti si evince che “i tre aspetti fondamentali della lettera indirizzata a Conte, riguardano il personale, per cui non sono previste proroghe ma si dovrà procedere con nuovi bandi; ciò destabilizza la ricostruzione e l’intero sistema”.

Il secondo aspetto è quello della ricostruzione pubblica: “è assurdo che un cantiere del terremoto deve fare 22 passaggi per arrivare all’appalto mentre uno ordinario ne deve fare 16; noi chiedevamo che venissero ristretti  a questo numero. Oggi noi ci ritroviamo a dover fare i conti con una norma ancora più stringente rispetto a quelle del resto d’Italia”.

Terzo punto chiave è la ricostruzione privata. “Dopo tre anni,  il precedente governo non ha fatto nulla, questo attuale ha provato a fare qualcosa ma è totalmente insufficiente a garantire una soluzione in tempi brevi, nessuno ha mai pensato che si facesse in tre anni ma di questo passo verrà fatta tra quarant’anni! Abbiamo bisogno di norme straordinarie e per questo chiamiamo in causa Conte, perché durante l’ultimo incontro a Castelsantangelo sul Nera  venne  a promettere che avrebbe fatto un decreto shock e che avrebbe preso personalmente in carico la gestione del sisma”.

Decreto sisma, le reazioni dei sindaci del cratere

Secondo la Vice Presidente della Regione Anna Casini, “questa squadra lavora insieme da anni e capisco le problematiche riproposte ormai  da anni. Non è la prima volta che gli emendamenti proposti dalla Regione non vengono ascoltati”.

Il Vice Sindaco di Arquata, Michele Franchi ha aggiunto: “il decreto ha fatto un piccolissimo passo in avanti ma non c’è stato quello scatto che a noi serve; il problema di fondo è il personale. Già la ricostruzione è farraginosa e non avendo colto il nostro grido di aiuto, c’è stato  bisogno di snellire i tempi”. 

“Ci ritroviamo con 1187 residenti ma i veri residenti sono 600. Per quanto riguarda il Cas, esso è stata la prima causa di spopolamento e la norma è andata ad aggravare, problemi su problemi e intanto 600 persone sono fuori e quando torneranno?”.

Il sindaco di Folignano, Matteo Terrani è “tra i sottoscrittori di questo documento, come quasi tutte le amministrazioni comunali del cratere sismico della Provincia di Ascoli e parliamo anche di amministrazioni di colori politici diversi”. “Credo anche io che a Roma non si rendano conto della situazione. C’è una sorta di peccato originale, quello di aver affrontato la ricostruzione attraverso leggi ordinarie nonostante la situazione fosse straordinaria. Se il Governo vuole dare qualche risposta lo faccia dando anche rappresentanza politica”.

Il Sindaco di Rotella, Giovanni Borraccini, sulla stessa linea. “Non avendo un rappresentante politico non c’è possibilità di interferire o intervenire. La burocrazia che io definisco “asfissiante”, e che prevede 22 passaggi amministrativi in area sisma mentre solo 12 con il Codice degli Appalti. Il territorio va difeso e noi sindaci abbiamo tutte le responsabilità ma nessuna possibilità di intervenire anche perché non esiste un decreto degno di questo nome che ci permetta di ripartire con la ricostruzione”.

Tre anni, tre governi, tre commissari e ad oggi non va bene nulla – ha detto il Sindaco di Acquasanta, Sante Stangoni – l’unica cosa a disposizione per adesso è la parte economica. E’ ora di fare delle proteste eclatanti che fanno capire al  Governo che devono rispondere in maniera concreta e creare anche una struttura della Regione in modo da inserire  una sub commissione di sindaci con i vari responsabili degli uffici tecnici”.

“Sono convinto che in questi casi disperati, dato da un bacino di utenza basso. A volte sembra valere di più qualche passaggio in tv piuttosto che un auspicato intervento sul territorio”, ha fatto eco il sindaco di Maltignano, Armando Falcioni. 

Il Sindaco di Castignano, Fabio Polini, ha aggiunto: “il nostro è un territorio abbandonato dal Parlamento Italiano e che ad oggi non c’è la volontà di fare proprie le problematiche dei nostri territori; spero che questo grido di dolore arrivi al nostro Presidente Mattarella che è il Presidente di tutti i cittadini italiani“.

Il Sindaco di Montegallo e Presidente della Provincia, Sergio Fabiani, ha chiosato così: “Il mio comune su 23 frazioni ha 9 perimetrazioni. Bastava fare sull’ordinanza un bando a livello nazionale e le perimetrazioni sarebbero durate solo sei mesi e questo poteva essere un’opportunità per le nostre aree. Condivido l’idea del Sindaco Polini e dobbiamo andare a Roma anche con i tutti i consigli comunali, con le minoranze e le maggioranze, perché questa non è una questione politica, è un problema di tutti”.

L’iniziativa di protesta, anche se ancora non c’è una data ufficiale, sarà sicuramente svolta ai Gennaio e anche le Anci e alcune associazioni stanno chiedendo incontri con i sottosegretari e i Ministeri. “I nostri terremotati vanno rispettati e meritano risposte” ha concluso il Sindaco di Force, Augusto Curti.

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