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San Valentino è considerata, in Occidente, la festa degli innamorati. Nella giornata del 14 febbraio, secondo il calendario cristiano, si ricorderebbe il martirio di San Valentino. Il santo, di origine umbra, si convertì al cristianesimo divenendo vescovo poco dopo i 20 anni; dedicandosi all’evangelizzazione e alla conversione dei pagani, fu arrestato in seguito e decapitato il 14 febbraio del 273 dC sotto Aureliano. Altra versione della leggenda vuole, invece, che Valentino fosse stato giustiziato per aver celebrato un matrimonio vietato, quello tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, divenendo così il protettore degli innamorati.

La festività come la conosciamo noi venne istituita nel 496 da Papa Gelasio I, con lo scopo di cristianizzare la preesistente festività pagana, che si trovava in aperto e forte contrasto con la nuova morale vigente; le sue origini, infatti, affondando le radici in un passato ancora più lontano, quello romano, quando, il 15 di febbraio,venivano celebrati i Lupercalia.

San Valentino, l’origine romana

A Roma durante i Lupercalia si svolgevano riti di purificazione e di fecondazione simbolica.

Anche qui, le fonti sono discordanti: alcuni storici credono che i riti derivassero da un culto per Faunus Lupercus, divinità oracolare disordinata e selvaggia, che proteggeva i campi e i pastori, identificato con il dio greco caprino Pan, satiro legato alle selve e alla natura. Secondo altri, invece, i Lupercalia sarebbero legati ad un culto femminile, quello di Juno Februata (Giunone Purificata), protettrice delle donne in caso di malattia o di gravidanza.

I rituali collegati a queste divinità non muoiono con l’avvento del Cristianesimo, restano vivi nella memoria popolare, nonostante le preoccupazioni del clero per il permanere di tali reminiscenze pagane. C’è da notare, oltretutto, che il carattere di queste feste (in linea con la tendenza delle celebrazioni di gennaio e febbraio) doveva essere davvero sfrenato, fattore in più di preoccupazione per la Chiesa, tanto che anche alcuni dotti romani, come Cicerone ad esempio, le criticavano. Nella società romana, comunque, queste feste avevano grande valore perché secondo la tradizione sarebbero stati propri i fondatori della Città Eterna, Romolo e Remo, ad indirle, come festeggiamento per aver ottenuto uno spazio alle pendici del colle Palatino per edificare la loro città.

Plutarco, biografo e scrittore greco vissuto sotto l’impero romano, spiega come avvenivano i rituali: due giovinetti (maschi) venivano condotti alle pendici del Palatino, dove si trovava una grotta consacrata al dio. Dopo un sacrificio caprino, i due giovani, macchiati di sangue, dovevano correre nudi in una corsa dionisiaca, allegra e sfrenata, attorno al colle, schernendo e colpendo con cuoio di capra chiunque incontrassero. Si riteneva che tale gesto potesse aiutare ad aumentare la fertilità.

I Lupercalia, quindi, possedevano un duplice aspetto: uno gioioso e sfrenato e uno simbolico e propiziatorio, tipico di questo periodo invernale di transizione, in vista della rinascita della vita con il futuro e vicino avvento della primavera, propiziando così la fertilità dell’uomo, della terra e degli animali.

San Valentino: perché la festa è diventata così famosa?

In realtà, la grande fama della festa degli innamorati non è da attribuirsi né ai romani né al Cristianesimo. La vera origine e celebrità della festa sarebbe eminentemente letteraria: è lo scrittore inglese Geoffrey Chaucer, l’autore dei Canterbury Tales, raccolta novellistica tanto ammirata dal nostro Giovanni Boccaccio, a scrivere alla fine del XIV secolo, in occasione delle nozze tra Anna di Boemia e Riccardo II, un poemetto intitolato The Parliament of Fowls (Il Parlamento degli Uccelli), che associa Cupido a San Valentino nella prospettiva dell’amore cortese.

 

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