Salta per ora il ravvedimento speciale destinato alle partite IVA che aderiscono al concordato preventivo biennale 2026-2027. L’emendamento è stato ritirato per problemi di copertura finanziaria, ma il governo si è impegnato a individuare una soluzione attraverso un ordine del giorno.
Si complica il percorso del ravvedimento speciale per le partite IVA che intendono aderire al nuovo concordato preventivo biennale. Nel corso dell’esame del Dl Accise, infatti, è stato ritirato l’emendamento presentato da Forza Italia che avrebbe consentito ai contribuenti interessati di regolarizzare la propria posizione fiscale attraverso un meccanismo agevolato.
La misura, inserita nel cosiddetto “Dl Accise ter”, è stata accantonata a causa di problemi legati alla copertura finanziaria. Una battuta d’arresto che arriva in un momento particolarmente importante per professionisti, autonomi e imprese, chiamati a valutare l’adesione al concordato preventivo per il biennio 2026-2027.
Nonostante il ritiro dell’emendamento, dal Parlamento arrivano segnali di apertura. Il presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, ha spiegato che la questione sarà trasformata in un ordine del giorno e che il governo avrebbe manifestato la volontà di individuare una soluzione alternativa.
La vicenda interessa migliaia di contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), che attendono chiarimenti sulle future agevolazioni collegate al concordato preventivo biennale.
Cosa prevedeva l’emendamento ritirato
L’emendamento, presentato con prima firma del senatore Claudio Lotito, puntava a reintrodurre un meccanismo di ravvedimento speciale per i contribuenti che avessero aderito al concordato preventivo biennale relativo al periodo 2026-2027.
La proposta riguardava sia i nuovi aderenti sia coloro che avessero deciso di rinnovare l’adesione al precedente biennio 2024-2025.
In base al testo presentato, i contribuenti ISA avrebbero avuto la possibilità di accedere a una forma agevolata di regolarizzazione fiscale attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva relativa a:
- imposte sui redditi;
- addizionali regionali e comunali;
- imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).
L’obiettivo della misura era incentivare l’adesione al concordato preventivo e favorire l’emersione spontanea di eventuali irregolarità fiscali pregresse, garantendo al contempo maggiori entrate per l’erario.
Tuttavia, le criticità emerse sul fronte delle coperture finanziarie hanno portato al ritiro dell’emendamento prima della sua approvazione definitiva.
L’impegno del governo e le possibili prospettive
Nonostante lo stop parlamentare, il tema resta aperto.
Secondo quanto dichiarato da Garavaglia, il governo si sarebbe impegnato formalmente a valutare una soluzione attraverso un ordine del giorno collegato al provvedimento. Si tratta di uno strumento che non produce effetti normativi immediati, ma rappresenta un indirizzo politico che può impegnare l’esecutivo a intervenire successivamente.
Per le partite IVA interessate al concordato preventivo biennale, il nodo principale resta comprendere se e quando potrà essere riproposta una misura analoga.
Il concordato preventivo rappresenta infatti uno degli strumenti attraverso cui l’amministrazione finanziaria punta a rafforzare la collaborazione con i contribuenti, offrendo maggiore certezza sul carico fiscale futuro in cambio dell’accettazione di una proposta elaborata dall’Agenzia delle Entrate.
L’eventuale ritorno del ravvedimento speciale potrebbe rappresentare un incentivo importante per aumentare il numero delle adesioni e favorire la regolarizzazione di situazioni fiscali pregresse.
Al momento, però, non sono stati comunicati tempi certi né modalità operative per una possibile riproposizione della misura.
Attenzione alle scadenze fiscali: IMU e dichiarazioni entro fine giugno
Mentre il dibattito sul ravvedimento speciale resta aperto, contribuenti e proprietari immobiliari devono fare i conti con altre importanti scadenze fiscali.
Mancano infatti pochi giorni al pagamento della prima rata dell’IMU 2026, l’imposta municipale unica dovuta dai proprietari di immobili e dai titolari di diritti reali di godimento.
L’imposta non si applica generalmente all’abitazione principale, salvo il caso degli immobili classificati come abitazioni di lusso, che continuano a essere soggetti al tributo.
Un’altra data da segnare in calendario è il 30 giugno 2026, termine entro il quale devono essere trasmesse le dichiarazioni:
- IMU/IMPi relative al 2025;
- IMU ENC per gli enti non commerciali.
L’adempimento dovrà essere effettuato utilizzando i nuovi modelli approvati dall’amministrazione finanziaria, che recepiscono le ultime novità normative e le agevolazioni previste dalla disciplina vigente.
La corretta gestione delle scadenze fiscali assume particolare rilevanza in un anno caratterizzato da numerosi aggiornamenti normativi che interessano imprese, professionisti e proprietari immobiliari.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
La questione del ravvedimento speciale per le partite IVA resta uno dei temi fiscali più seguiti del momento. Il ritiro dell’emendamento non chiude definitivamente la partita, ma rinvia il confronto politico e tecnico a una fase successiva.
Molto dipenderà dalla capacità del governo di individuare risorse adeguate e di elaborare una proposta sostenibile dal punto di vista finanziario.
Nel frattempo, professionisti e imprese interessati al concordato preventivo biennale dovranno monitorare gli sviluppi normativi e le eventuali indicazioni che arriveranno dal Ministero dell’Economia e dall’Agenzia delle Entrate.
Le prossime settimane potrebbero risultare decisive per comprendere se il ravvedimento speciale tornerà effettivamente sul tavolo e quali saranno le condizioni per potervi accedere.
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