Firma del contratto e pensioni: perché si è creato il caos
La sottoscrizione definitiva del nuovo CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2022-2024, avvenuta il 23 dicembre 2025 tra l’ARAN e le organizzazioni sindacali, ha aperto un complesso fronte amministrativo che coinvolge migliaia di lavoratori della scuola e dell’AFAM già collocati in pensione.
Al centro della questione vi sono le riliquidazioni delle pensioni e del trattamento di fine servizio (TFS) o trattamento di fine rapporto (TFR) spettanti al personale cessato dal servizio durante il periodo di validità del contratto.
Gli aumenti retributivi previsti dal nuovo accordo, infatti, hanno effetto retroattivo dal 1° gennaio 2022 e devono essere riconosciuti anche ai lavoratori che nel frattempo sono andati in pensione.
Chi ha diritto alla riliquidazione
La problematica riguarda principalmente:
- docenti;
- personale ATA;
- dirigenti scolastici;
- personale AFAM;
- ricercatori e tecnologi degli enti di ricerca.
Tutti coloro che sono cessati dal servizio tra il 2022 e il 2025 potrebbero avere diritto a una revisione delle basi retributive utilizzate per il calcolo della pensione e delle liquidazioni.
Secondo le procedure previste dalla normativa previdenziale, ogni aumento stipendiale riconosciuto con effetto retroattivo deve essere comunicato all’INPS affinché vengano ricalcolate le prestazioni pensionistiche e le indennità di fine servizio.
Il ruolo di NoiPA nella gestione degli arretrati
Un ruolo centrale è svolto da NoiPA, la piattaforma del Ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce gli stipendi della maggior parte del personale scolastico.
Dopo la firma del contratto, NoiPA ha avviato le procedure per il pagamento degli arretrati contrattuali e l’adeguamento degli stipendi in servizio. Più complessa risulta invece la gestione delle posizioni del personale già pensionato.
Per procedere alle riliquidazioni occorre infatti:
- aggiornare le posizioni economiche individuali;
- ricalcolare le retribuzioni pensionabili;
- trasmettere i nuovi dati previdenziali all’INPS;
- aggiornare eventuali quote di TFS o TFR già liquidate.
Perché molti pensionati attendono ancora gli aggiornamenti
La situazione è resa particolarmente complessa dalla tempistica della firma del contratto.
Il rinnovo è arrivato infatti a fine 2025, quando numerosi dipendenti avevano già lasciato il servizio da diversi anni. Questo ha generato una mole significativa di pratiche da riesaminare.
Molte segreterie scolastiche segnalano inoltre difficoltà operative dovute:
- alla carenza di personale amministrativo;
- alla complessità delle piattaforme informatiche;
- alle istruzioni non sempre uniformi tra MEF, NoiPA e INPS;
- alla necessità di verificare singolarmente le posizioni pensionistiche.
Secondo diversi esperti del settore previdenziale scolastico, l’intero processo potrebbe richiedere molti mesi prima di essere completato.
AFAM: il caso delle indennità per i docenti con incarico di direzione
Particolarmente delicata appare la situazione nel comparto AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica).
Il nuovo contratto ha infatti ridefinito alcuni aspetti economici relativi agli incarichi di direzione svolti dai docenti all’interno delle istituzioni AFAM.
L’applicazione delle nuove disposizioni ha generato interpretazioni differenti in merito:
- al riconoscimento delle indennità;
- alla decorrenza degli aumenti;
- agli effetti previdenziali delle somme percepite;
- all’incidenza sul trattamento pensionistico finale.
Proprio questi aspetti stanno alimentando richieste di chiarimento e possibili contenziosi amministrativi.
Cosa può fare chi è già in pensione
Gli esperti consigliano ai pensionati interessati di monitorare costantemente la propria posizione previdenziale attraverso:
- il fascicolo previdenziale INPS;
- l’area riservata NoiPA;
- le comunicazioni dell’ex amministrazione di appartenenza.
In molti casi le riliquidazioni vengono effettuate automaticamente una volta completato lo scambio dati tra amministrazione e INPS, senza necessità di presentare specifiche domande.
Tuttavia, in presenza di ritardi particolarmente lunghi o anomalie nei calcoli, può essere opportuno rivolgersi a un patronato o a un consulente previdenziale specializzato nel comparto scuola.
Quando arriveranno i pagamenti
Al momento non esiste una data unica valida per tutti i beneficiari.
Le tempistiche dipenderanno da diversi fattori:
- aggiornamento delle posizioni stipendiali da parte di NoiPA;
- trasmissione delle certificazioni previdenziali;
- elaborazione delle pratiche da parte dell’INPS;
- eventuale ricalcolo del TFS o TFR.
Per questo motivo gli esperti invitano alla prudenza e ricordano che le operazioni di riliquidazione relative ai contratti pubblici possono richiedere diversi mesi, soprattutto quando coinvolgono personale cessato dal servizio.
Un rebus che riguarda migliaia di pensionati della scuola
Il rinnovo del CCNL 2022-2024 rappresenta certamente una buona notizia per il personale scolastico e AFAM, ma sta generando una complessa fase di transizione amministrativa.
Tra arretrati, ricalcoli pensionistici, aggiornamenti del TFS e dubbi interpretativi sulle nuove indennità, migliaia di pensionati attendono ora di conoscere con precisione gli effetti economici del nuovo contratto.
La speranza è che i chiarimenti attesi da MEF, NoiPA e INPS possano contribuire a velocizzare le procedure e ridurre il rischio di contenziosi che rischiano di gravare ulteriormente sul sistema scolastico e previdenziale.









