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Andrea Pirlo annuncia di non essere più candidato al ruolo di commissario tecnico dell’Italia e respinge le interpretazioni politiche della collaborazione con la società russa di scommesse Fonbet. Ora cresce l’attenzione sulle scelte di Paolo Maldini, Leonardo e del presidente federale Giovanni Malagò.

Andrea Pirlo non sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale italiana. A comunicarlo è stato lo stesso campione del mondo del 2006 attraverso un nuovo intervento pubblicato sui social, al termine di giorni segnati dalle polemiche per la sua collaborazione con Fonbet, società russa attiva nel settore delle scommesse sportive.

“Ho appreso ieri sera di non essere più candidato alla panchina della Nazionale italiana”, ha scritto Pirlo. L’ex centrocampista, attualmente allenatore dello United FC di Dubai, era indicato come uno dei principali candidati per guidare gli Azzurri.

La sua candidatura era sostenuta soprattutto dal direttore tecnico della Figc Paolo Maldini e da Leonardo, advisor del Club Italia. La decisione riapre quindi la ricerca del nuovo ct e alimenta interrogativi anche sugli equilibri interni alla Federazione guidata da Giovanni Malagò.

Pirlo: “La collaborazione non ha alcun significato politico”

Nel suo messaggio Andrea Pirlo ha ribadito di avere sempre lavorato nel rispetto delle normative e dei contratti sottoscritti nei diversi Paesi. Il riferimento è al ruolo di global ambassador ricoperto per Fonbet, collaborazione finita al centro del dibattito politico e sportivo.

“La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva”, ha spiegato l’ex allenatore della Juventus.

Pirlo ha inoltre respinto qualsiasi lettura politica dell’accordo: “Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono”.

Nel post ha ringraziato direttamente Maldini e Leonardo per la fiducia ricevuta, senza citare il presidente federale Malagò. Un passaggio che evidenzia la distanza emersa durante la gestione della candidatura.

“L’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre”, ha concluso Pirlo. Secondo Reuters, l’ex regista era diventato uno dei nomi più accreditati dopo il tramonto di altre ipotesi valutate dalla Federazione.

Il caso Fonbet e le reazioni della politica

La vicenda ha assunto una dimensione che ha superato rapidamente il perimetro calcistico. Il rapporto professionale con Fonbet ha provocato critiche da parte di diversi esponenti politici, soprattutto per la provenienza russa dell’azienda e per il contesto internazionale determinato dalla guerra in Ucraina.

Tra coloro che avevano espresso perplessità figurano Pina Picierno, Ignazio La Russa e Carlo Calenda. Di segno opposto la posizione dell’europarlamentare Roberto Vannacci, intervenuto in difesa di Pirlo e contro l’ingerenza della politica nella scelta del commissario tecnico.

La collaborazione commerciale non equivale automaticamente a un sostegno politico alla Russia e, allo stato delle informazioni disponibili, non è stata contestata a Pirlo una violazione accertata della legge. Le polemiche hanno riguardato soprattutto l’opportunità istituzionale dell’incarico, considerato il ruolo rappresentativo del ct della Nazionale.

Sul caso è intervenuto anche l’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov, che ha espresso a Pirlo “sincera e umana solidarietà” attraverso una lettera aperta pubblicata sui canali dell’ambasciata. Il diplomatico ha parlato di “ostracismo” e ha paragonato la situazione dell’allenatore a quella di sportivi e artisti russi esclusi da eventi occidentali.

L’intervento dell’ambasciatore rischia però di accentuare ulteriormente quella sovrapposizione tra sport e politica dalla quale Pirlo ha cercato esplicitamente di prendere le distanze.

Maldini e Leonardo si dimettono? Cosa sappiamo

La rinuncia alla candidatura di Pirlo apre ora il capitolo relativo al futuro di Paolo Maldini e Leonardo. I due dirigenti avevano lavorato alla costruzione del nuovo progetto tecnico della Nazionale e avevano manifestato fiducia nei confronti dell’ex centrocampista.

Al momento, tuttavia, non risultano dimissioni ufficiali. Le indiscrezioni su un possibile passo indietro di Maldini non hanno ricevuto conferme formali dalla Figc.

Paolo Maldini ricopre il ruolo di direttore tecnico federale e presidente del Club Italia, mentre Leonardo opera come advisor. Il loro progetto è stato presentato come un percorso condiviso destinato a ricostruire il calcio azzurro partendo dall’attività delle Nazionali giovanili e dal coordinamento dell’intera area tecnica.

Il possibile strappo rappresenterebbe quindi un problema più ampio rispetto alla mancata nomina di Pirlo. Non riguarderebbe soltanto la panchina della prima squadra, ma anche l’organizzazione e la programmazione del futuro azzurro.

Malagò, secondo quanto riportato da RaiNews, avrebbe chiesto un approfondimento sulla collaborazione tra Pirlo e Fonbet prima di procedere con un’eventuale nomina. La valutazione si è conclusa con l’uscita dell’allenatore dalla rosa dei candidati.

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Chi sarà il nuovo ct della Nazionale italiana

La Federazione deve ora individuare un nuovo commissario tecnico in tempi rapidi. Tra i nomi indicati dalla stampa internazionale figurano Roberto Mancini e Antonio Conte, entrambi con una precedente esperienza sulla panchina azzurra.

Mancini ha guidato l’Italia alla vittoria degli Europei nel 2021, mentre Conte è stato ct dal 2014 al 2016, portando la squadra fino ai quarti di finale di Euro 2016. Al momento, però, non esiste una comunicazione ufficiale della Figc che confermi trattative o accordi con uno dei due allenatori.

La scelta dovrà tenere insieme competenza tecnica, disponibilità immediata e capacità di lavorare all’interno del progetto federale. Dovrà inoltre chiarire quale sarà il ruolo di Maldini e Leonardo dopo il caso Pirlo.

Per la Nazionale si apre dunque una fase delicata. La priorità non è soltanto trovare un allenatore, ma ristabilire una linea decisionale condivisa e restituire stabilità a un ambiente attraversato da tensioni sportive, istituzionali e politiche.

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