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L’associazione sollecita il Parlamento ad accelerare l’esame dell’Atto Camera 2789, il disegno di legge che punta a riconoscere e tutelare chi assiste quotidianamente un familiare non autosufficiente. Il provvedimento, presentato a febbraio, è ancora fermo in Commissione Affari sociali.

Federcasalinghe alza la voce contro la lentezza dell’iter parlamentare del disegno di legge dedicato ai caregiver familiari. Al centro della protesta c’è l’Atto Camera 2789, intitolato “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”.

Il provvedimento dovrebbe introdurre per la prima volta un sistema organico di riconoscimento, sostegno economico e tutela sociale per le persone che dedicano una parte significativa della propria vita all’assistenza di un coniuge, un genitore, un figlio o un altro familiare con disabilità o non autosufficiente.

Per Federcasalinghe, ogni ulteriore rinvio rischia di lasciare senza risposte migliaia di famiglie già sottoposte a un pesante carico assistenziale, psicologico ed economico. L’associazione chiede quindi che il Parlamento consideri la riforma una priorità e porti rapidamente il testo al voto.

Atto Camera 2789, a che punto è la legge sui caregiver

Il disegno di legge è stato presentato dal Governo alla Camera il 6 febbraio 2026 e assegnato il 20 febbraio alla XII Commissione Affari sociali. L’esame è iniziato il 3 marzo, insieme ad altre proposte parlamentari sulla stessa materia.

Dopo le audizioni delle associazioni e degli enti impegnati nella tutela delle persone con disabilità e dei loro familiari, la Commissione ha avviato l’esame degli emendamenti. Le sedute sono proseguite durante il mese di luglio e fino al 4 agosto 2026, con l’approvazione e la riformulazione di alcune proposte di modifica.

Secondo la scheda ufficiale della Camera dei deputati, tuttavia, il provvedimento risulta ancora “in corso di esame in Commissione”. Non è dunque ancora arrivato nell’Aula di Montecitorio e non produce, allo stato attuale, nuovi diritti o prestazioni.

Il percorso resta lungo. Una volta concluso il lavoro della Commissione, il testo dovrà essere approvato dalla Camera e successivamente dal Senato. Se Palazzo Madama dovesse modificarlo, sarebbe necessario un nuovo passaggio a Montecitorio.

È proprio questa tempistica a provocare la protesta di Federcasalinghe. L’associazione teme che il prolungarsi dell’esame possa rinviare ancora una riforma attesa da anni, mentre il peso dell’assistenza continua a essere sostenuto prevalentemente all’interno delle famiglie.

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Cosa prevede il disegno di legge per i caregiver familiari

Il testo iniziale dell’Atto Camera 2789 è composto da 15 articoli e prevede un riconoscimento formale del ruolo svolto dal caregiver. La persona assistita potrebbe indicare fino a tre caregiver familiari, nel rispetto del principio di autodeterminazione.

Il riconoscimento dovrebbe avvenire attraverso una procedura telematica gestita dall’Inps. Il caregiver potrebbe inoltre partecipare alla valutazione multidimensionale della persona assistita e alla predisposizione del progetto di vita o del piano assistenziale individualizzato.

Tra le misure previste figurano strumenti di conciliazione tra lavoro e attività di cura, come la possibilità di richiedere forme di lavoro flessibile, l’accesso al lavoro agile e una priorità nella trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale.

Il disegno di legge interviene anche sulla tutela contro le discriminazioni, sul riconoscimento delle competenze acquisite durante l’attività assistenziale e sul sostegno psicologico. Per gli studenti caregiver sono previste agevolazioni in ambito universitario, mentre per i giovani impegnati nel Servizio civile potrebbero essere introdotte modalità organizzative più flessibili.

Il testo originario contempla anche un contributo economico fino a 1.200 euro ogni tre mesi, destinato però a una platea delimitata da requisiti assistenziali e reddituali. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Disabilità Human Hall dell’Università Statale di Milano, la versione presentata dal Governo indicava un Isee non superiore a 15mila euro e un reddito da lavoro non oltre 3mila euro lordi annui.

Queste condizioni potrebbero comunque cambiare durante l’esame parlamentare: fino all’approvazione definitiva, importi, requisiti e modalità di accesso non possono essere considerati operativi.

Chi è già riconosciuto come caregiver e cosa cambia per le famiglie

Una definizione di caregiver familiare esiste nell’ordinamento italiano dal 2017. La legge riconosce chi assiste una persona cara non autosufficiente, affetta da malattia o disabilità grave e bisognosa di assistenza continuativa.

Manca però una disciplina nazionale completa capace di garantire in modo uniforme sostegno economico, tutela previdenziale, diritto al riposo, servizi sostitutivi e conciliazione con il lavoro. Gli interventi disponibili dipendono spesso dalla condizione della persona assistita, dai requisiti lavorativi del familiare e dalle misure adottate dalle singole Regioni.

Permessi e congedi previsti dalla legge 104, per esempio, non equivalgono a uno status generale del caregiver e sono accessibili soltanto in presenza di precise condizioni. Anche i contributi territoriali possono variare per importo, durata e soglie economiche.

Per le famiglie, l’approvazione dell’Atto Camera 2789 potrebbe quindi significare un accesso più chiaro alle tutele e un riconoscimento formale del lavoro di cura. Fino a quel momento, però, non è possibile presentare domanda per il nuovo contributo previsto dal disegno di legge.

La mobilitazione di Federcasalinghe punta a mantenere alta l’attenzione proprio su questo passaggio. La ripresa dei lavori parlamentari dovrà chiarire quando la Commissione concluderà l’esame e se le risorse saranno sufficienti ad ampliare concretamente la platea dei beneficiari.

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