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Il commissario interviene dopo l’operazione coordinata dalla Dda di Ancona e ringrazia magistratura e Guardia di finanza. Richiamati i controlli antimafia e il divieto di subappalto a cascata: «La legalità è un presupposto per completare la ricostruzione».

«Profondo sconcerto» e preoccupazione per le presunte infiltrazioni criminali nella ricostruzione post sisma 2016. Il commissario straordinario Guido Castelli interviene sull’operazione “Ricostruzione”, condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Ancona.

Nella nota diffusa il 22 ottobre 2026, Castelli ringrazia gli investigatori e indica due priorità: proteggere le famiglie estranee alle condotte contestate e garantire la continuità della ricostruzione, lasciando all’autorità giudiziaria l’accertamento delle responsabilità.

Le indagini riguardano ipotesi di truffa aggravata legate alle risorse per la ricostruzione privata, presunte infiltrazioni della criminalità organizzata e fenomeni corruttivi negli appalti pubblici. Si tratta di contestazioni da verificare nelle sedi competenti, come richiama lo stesso commissario. 

L’intervento affronta anche il funzionamento delle misure preventive. Castelli rivendica l’importanza dei controlli già previsti e sostiene che, secondo le informazioni diffuse dalla Guardia di finanza, presunte falsificazioni avrebbero consentito di eludere alcuni presìdi.

Per i territori terremotati, il tema riguarda quindi sia la tutela del denaro pubblico sia le conseguenze sulle persone che attendono di tornare nelle proprie abitazioni. Il commissario assicura contatti con la Struttura di missione antimafia per valutare le iniziative necessarie a proteggere i cittadini coinvolti.

Castelli: «Un’offesa alle comunità colpite dal terremoto»

Il commissario definisce il quadro emerso dalle indagini di «estrema gravità». Se confermate, afferma, le condotte rappresenterebbero un’offesa alle istituzioni e soprattutto alle popolazioni che attendono da anni di ricostruire le proprie case.

«La ricostruzione post sisma non deve essere terreno di conquista per interessi criminali né occasione di arricchimento illecito», sottolinea Castelli.

Il richiamo riguarda la finalità delle risorse: restituire abitazioni, servizi e condizioni di normalità a territori già segnati dal terremoto. Da qui la richiesta di mantenere insieme trasparenza, responsabilità e controllo costante della legalità.

La nota distingue il piano della prevenzione da quello dell’accertamento giudiziario. I controlli amministrativi servono a ridurre il rischio di accesso delle imprese legate a interessi criminali; gli strumenti investigativi possono far emergere condotte fraudolente e tentativi di aggiramento non individuati in precedenza.

Secondo Castelli, la collaborazione tra questi livelli costituisce una garanzia per l’intero processo di ricostruzione.

Il commissario richiama inoltre il lavoro di imprese, professionisti e lavoratori onesti, chiedendo che le responsabilità eventualmente accertate non compromettano il contributo di chi opera regolarmente.

È un passaggio che mette al centro anche la fiducia: accertare gli illeciti e salvaguardare gli interventi legittimi sono esigenze che la Struttura commissariale dichiara di voler perseguire contemporaneamente.

Anagrafe antimafia e subappalti: quali controlli richiama il commissario

Nel ricostruire il sistema di vigilanza, Castelli cita il decreto-legge n. 189 del 2016, in particolare gli articoli dal 30 al 35, e gli strumenti sviluppati per prevenire le infiltrazioni nella ricostruzione.

Tra questi figurano l’Anagrafe antimafia degli esecutori, il DURC di congruità e il badge di cantiere, con il coordinamento della Struttura di missione antimafia presso il Ministero dell’Interno.

Il commissario richiama anche l’alta vigilanza dell’ANAC sulla ricostruzione pubblica e il controllo preventivo della Corte dei conti sulle ordinanze commissariali.

Un ulteriore elemento riguarda il divieto di subappalto a cascata, richiamato nella nota come rafforzamento introdotto con un’ordinanza del 2024. Il punto è impedire ulteriori affidamenti delle lavorazioni già subappaltate, mantenendo più riconoscibile la catena delle imprese coinvolte.

Secondo i dati riportati da Castelli, negli ultimi tre anni sono state emesse 102 interdittive antimafia e 13 provvedimenti di vigilanza collaborativa. Il commissario presenta questi numeri come prova dell’operatività del sistema di prevenzione.

Resta però il nodo delle presunte falsificazioni: nella ricostruzione fornita dalla nota, avrebbero alterato elementi essenziali per il funzionamento dell’Anagrafe antimafia.

Questa lettura dovrà confrontarsi con gli accertamenti giudiziari. I risultati dei controlli preventivi e le ipotesi di elusione descrivono infatti aspetti differenti, entrambi rilevanti per valutare come proteggere le risorse pubbliche.

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Famiglie e cantieri: le priorità annunciate dalla Struttura commissariale

Per chi attende il completamento dei lavori, la questione immediata è capire come saranno gestite le eventuali conseguenze dell’indagine sugli interventi in corso.

Castelli afferma di essere costantemente in contatto con la Struttura di missione antimafia per valutare ogni iniziativa utile alla tutela dei cittadini. La priorità dichiarata è difendere le famiglie incolpevoli e assicurare la continuità della ricostruzione.

La nota non annuncia però un provvedimento operativo specifico, né indica un calendario di misure per i singoli cantieri. Non consente quindi di stabilire effetti automatici sui lavori o sulle posizioni dei beneficiari dei contributi.

Gli eventuali interventi dovranno essere definiti considerando le situazioni interessate e gli atti delle autorità competenti.

A dieci anni dal sisma del 2016, il commissario considera inaccettabile l’ipotesi che le difficoltà delle popolazioni terremotate possano essere state sfruttate per ottenere profitti illeciti.

«La legalità non è un ostacolo alla ricostruzione, ma un presupposto perché possa completarsi», conclude.

L’impegno annunciato è dunque accompagnare l’accertamento delle responsabilità con la protezione dei cittadini e del lavoro regolare, evitando che le condotte contestate ricadano ulteriormente sulle comunità colpite dal terremoto.

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