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Il provvedimento riguarda 1.380 distretti, minacciati da piogge intense, inondazioni e frane. Intanto la NOAA prevede un possibile picco storico entro dicembre, con il fenomeno ancora forte nei primi mesi del 2027.

Il Perù dichiara lo stato di emergenza per 60 giorni mentre cresce l’allarme per El Niño 2026-2027. Il riscaldamento del Pacifico tropicale minaccia di intensificare le precipitazioni, aumentare il rischio di esondazioni e provocare le colate di fango e detriti conosciute nel Paese come “huaicos”.

Il provvedimento, pubblicato il 3 novembre, comprende 1.380 distretti di 191 province, distribuiti nei 24 dipartimenti del Paese e nella Provincia costituzionale del Callao. L’estensione della misura fotografa un rischio diffuso, che richiede il coinvolgimento del governo nazionale accanto alle amministrazioni locali. 

A rendere più preoccupante lo scenario sono le previsioni della NOAA, l’agenzia statunitense che monitora oceani e atmosfera. Il bollettino dell’8 ottobre 2026 assegna una probabilità dell’83% a un episodio capace di superare, secondo l’indice utilizzato, l’intensità degli eventi osservati dal 1950, nel trimestre ottobre-dicembre. 

È una previsione di particolare rilievo, ma il record non è ancora un risultato acquisito. Anche la formula “il più estremo mai registrato” richiede precisione: riguarda la forza del fenomeno oceanico e atmosferico, non una certezza sull’entità dei danni che subirà ogni territorio.

Perù, cosa prevede lo stato di emergenza

La dichiarazione è stata formalizzata attraverso il Decreto supremo 149-2026-PCM, firmato dalla presidente Keiko Fujimori. L’obiettivo è accelerare gli interventi necessari davanti al pericolo imminente di precipitazioni intense associate a El Niño. 

La misura ha soprattutto una funzione preventiva e operativa: l’inclusione di un distretto non significa che sia già stato colpito da un disastro. Indica invece la presenza di condizioni di rischio tali da rendere necessarie azioni straordinarie.

Secondo la ricostruzione dell’agenzia pubblica Andina, l’emergenza è classificata al livello 4, che richiede l’intervento nazionale quando la capacità di risposta dei governi regionali e locali risulta superata. Non comporta la sospensione dei diritti costituzionali prevista da altri tipi di stato di emergenza. 

Le amministrazioni coinvolte dovranno attuare interventi immediati di riduzione del rischio, risposta e ripristino. Il coordinamento tecnico e il monitoraggio spettano all’Indeci, l’Istituto nazionale di difesa civile, con la partecipazione dei ministeri competenti, dalla Salute ai Trasporti. 

La priorità è proteggere persone, collegamenti e servizi essenziali prima che le precipitazioni rendano più difficili gli interventi. Le piogge torrenziali, infatti, possono trasformarsi rapidamente in emergenze anche lontano dai corsi d’acqua principali, soprattutto dove il terreno e gli insediamenti sono vulnerabili.

Per i cittadini diventa quindi decisivo seguire le allerte locali e le indicazioni delle autorità, distinguendole dalle previsioni climatiche generali sull’intero Pacifico.

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El Niño da record? Cosa dice davvero la NOAA

Il dato dell’81% riportato nelle anticipazioni non va confuso con la probabilità aggiornata di un record tra ottobre e dicembre. Nel bollettino NOAA dell’8 ottobre, la possibilità di un episodio storico in quel trimestre è indicata all’83%.

Il riferimento è a un valore trimestrale dell’indice RONI pari o superiore a +2,5 °C, associato nel documento a un’intensità superiore agli episodi precedenti dal 1950. Il bollettino segnala inoltre anomalie della temperatura superficiale del mare superiori a 4 °C in alcune porzioni del Pacifico equatoriale orientale. Si tratta di scostamenti dalla media, non della temperatura assoluta dell’acqua.

L’81% compare invece nella tabella NOAA di ottobre come probabilità di un evento molto forte nel trimestre dicembre 2026-febbraio 2027. Sono dunque percentuali riferite a periodi e soglie differenti, che non possono essere utilizzate come equivalenti. 

La distinzione conta perché una previsione probabilistica descrive quanto uno scenario sia plausibile, senza trasformarlo in un esito inevitabile. Anche davanti a un episodio eccezionale, la distribuzione delle piogge dipenderà dalla stagione e dalle condizioni delle singole aree.

Il prossimo bollettino diagnostico della NOAA è previsto per il 12 novembre 2026: sarà un aggiornamento importante per valutare l’evoluzione del fenomeno e confrontare le proiezioni con le nuove osservazioni. 

Effetti fino al 2027: perché il rischio supera il Pacifico

El Niño è la fase calda dell’ENSO, un sistema naturale di oscillazioni che coinvolge le temperature dell’oceano Pacifico equatoriale e la circolazione atmosferica. La fase opposta è La Niña, caratterizzata da acque insolitamente fredde nelle medesime aree.

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, questi cambiamenti possono alterare piogge e temperature anche a migliaia di chilometri di distanza. Le conseguenze variano: alcune regioni affrontano maggiori rischi di inondazione, altre condizioni favorevoli alla siccità. 

Per il 2027, la NOAA considera probabile il mantenimento di condizioni da forti a molto forti fino al trimestre gennaio-marzo, con una probabilità superiore all’83%. Parlare di effetti fino alla primavera è quindi plausibile, purché non si suggerisca che il picco resterà invariato per tutto quel periodo. 

L’Organizzazione meteorologica mondiale ricorda inoltre che l’intensità di El Niño, da sola, non determina la gravità dell’impatto in ciascun Paese. Contano anche altri fattori climatici, la vulnerabilità del territorio e la preparazione delle comunità. 

Per chi legge dall’Italia, il bollettino non consente quindi di dedurre automaticamente come sarà l’inverno in una città o quando arriverà un’alluvione. Le valutazioni operative richiedono previsioni regionali e allerte dei servizi competenti.

In Perù, invece, la decisione è già concreta: utilizzare la finestra di 60 giorni per ridurre l’esposizione al rischio, mentre il Pacifico si avvicina al periodo nel quale i modelli collocano il possibile massimo di intensità.

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