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Il petrolio è crollato dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran e la prospettiva della riapertura dello Stretto di Hormuz. Ma chi spera di vedere subito prezzi più bassi al distributore dovrà probabilmente attendere ancora qualche giorno. Ecco perché.

La notizia dell’accordo tra Stati Uniti e Iran ha avuto un effetto immediato sui mercati energetici mondiali. Il petrolio ha registrato una forte discesa, con il WTI in calo del 4,8% a 80,80 dollari al barile e il Brent in flessione del 3,9% a 83,89 dollari.

Gli investitori hanno accolto positivamente la prospettiva della riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio mondiale di greggio.

La domanda che milioni di automobilisti italiani si stanno ponendo è però molto concreta: quando scenderà il prezzo della benzina e del diesel?

La risposta non è immediata, perché tra il crollo del petrolio e la diminuzione dei prezzi alla pompa esiste sempre un certo ritardo.

Perché il prezzo della benzina non cala subito

Molti consumatori pensano che quando il petrolio scende, anche il carburante dovrebbe diminuire automaticamente il giorno successivo.

In realtà il meccanismo è più complesso.

Le compagnie petrolifere e i distributori vendono carburante acquistato giorni o settimane prima a prezzi diversi rispetto a quelli attuali.

Inoltre il costo del petrolio rappresenta soltanto una parte del prezzo finale pagato dagli automobilisti.

Sul costo di un litro di benzina incidono infatti:

  • accise;
  • IVA;
  • costi di trasporto;
  • costi di raffinazione;
  • margini commerciali.

Per questo motivo una diminuzione del greggio non si trasferisce immediatamente sui listini dei distributori.

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Quanto bisognerà aspettare per vedere i prezzi scendere

Storicamente gli effetti di un forte calo del petrolio arrivano alle pompe italiane nel giro di una o due settimane, anche se molto dipende dall’entità della discesa e dalla sua durata.

Se il Brent dovesse mantenersi stabilmente sotto gli 85 dollari e la situazione geopolitica restasse tranquilla, i consumatori potrebbero iniziare a vedere i primi ribassi già nei prossimi giorni.

Gli analisti sottolineano però che la vera variabile da monitorare è la tenuta dell’accordo tra Washington e Teheran.

La firma ufficiale è prevista per il 19 giugno, ma la piena riapertura dello Stretto di Hormuz e il ritorno alla normalità dei flussi energetici richiederanno tempo.

Anche perché il mercato attende di capire se l’intesa sarà davvero rispettata da tutte le parti coinvolte.

Quanto potrebbe scendere la benzina in Italia

È ancora presto per fare stime precise, ma un calo stabile del petrolio potrebbe tradursi in una riduzione dei prezzi alla pompa nell’ordine di alcuni centesimi al litro.

Non si tratta quindi di un crollo immediato del costo dei carburanti, ma di una progressiva discesa che potrebbe alleggerire la spesa di famiglie e imprese durante l’estate.

La buona notizia è che il mercato sta già scontando uno scenario meno rischioso rispetto alle settimane precedenti.

La cattiva notizia, per gli automobilisti, è che il distributore sotto casa difficilmente rifletterà già domani il ribasso registrato oggi dal petrolio.

Per vedere effetti concreti sui prezzi di benzina e diesel serviranno probabilmente alcuni giorni di stabilità dei mercati e la conferma che l’accordo tra Stati Uniti e Iran porterà davvero alla riapertura dello Stretto di Hormuz e a un aumento dell’offerta globale di greggio.

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