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L’ondata di caldo mette sotto pressione l’agricoltura marchigiana. Cia Marche apprezza l’ordinanza della Regione a tutela dei lavoratori, ma avverte: senza piogge prolungate vigneti, frutteti e ortaggi rischiano gravi danni. Positivo solo il raccolto del grano, anche se i prezzi restano troppo bassi.

Il caldo estremo che sta interessando le Marche rischia di avere pesanti ripercussioni sull’agricoltura regionale. Se da un lato le alte temperature stanno favorendo una raccolta di grano di qualità eccellente, dall’altro cresce la preoccupazione per vigneti, frutteti, ortaggi e allevamenti, messi a dura prova dallo stress idrico e termico.

L’allarme arriva da Cia Agricoltori Italiani Marche, che accoglie con favore l’ordinanza firmata dal presidente della Regione Francesco Acquaroli, con cui vengono limitate le attività lavorative all’aperto nelle ore più calde durante le giornate considerate a rischio elevato.

Secondo l’associazione, il provvedimento rappresenta una misura importante per tutelare la salute dei lavoratori agricoli, costretti sempre più spesso a operare in condizioni climatiche estreme.

Cia Marche: «L’ordinanza tutela i lavoratori, ma serve una strategia per l’acqua»

Il presidente di Cia Marche, Alessandro Taddei, definisce il provvedimento regionale «un atto di responsabilità», sottolineando come la sicurezza di chi lavora nei campi debba essere una priorità.

Secondo Taddei, il caldo improvviso ha avuto un effetto positivo soltanto sul grano.

«Con l’umidità molto bassa e queste temperature stiamo raccogliendo un prodotto di qualità eccellente. Purtroppo il prezzo continua a non coprire nemmeno il 30% dei costi sostenuti dagli agricoltori», evidenzia.

Diversa la situazione per tutte le altre colture.

Al momento le Marche riescono ancora a far fronte alla carenza di precipitazioni grazie agli invasi esistenti, ma il quadro potrebbe peggiorare rapidamente se l’ondata di caldo dovesse protrarsi ancora a lungo.

Per questo Cia torna a chiedere interventi strutturali, puntando soprattutto sulla pulizia degli invasi, sulla loro maggiore efficienza e sulla realizzazione di piccoli laghetti aziendali, utili sia per l’irrigazione sia per garantire acqua agli animali al pascolo, soprattutto nelle aree dove molte sorgenti si sono prosciugate dopo il sisma del 2016.

Oltre 1,5 miliardi di danni stimati per l’agricoltura italiana

Secondo le stime elaborate da Cia Agricoltori Italiani, il caldo del 2026 potrebbe provocare perdite superiori a 1,5 miliardi di euro a livello nazionale, considerando sia la diminuzione delle produzioni sia la riduzione delle ore effettivamente lavorabili nei campi.

Le temperature elevate compromettono infatti lo sviluppo delle colture, aumentano il fabbisogno idrico e incidono anche sugli allevamenti, dove si registrano cali produttivi legati allo stress da calore.

La presidente di Cia Pesaro-Urbino, Sabina Pesci, sottolinea come le imprese agricole siano ormai in prima linea di fronte ai cambiamenti climatici.

«Temperature elevate e assenza di piogge provocano stress idrico, riduzione delle rese, cali qualitativi e maggiori costi per irrigazione e gestione delle colture», spiega.

Per questo, oltre alle misure emergenziali, l’associazione chiede investimenti su nuovi invasi, reti irrigue moderne, innovazione tecnologica, ricerca e strumenti di gestione del rischio per garantire la continuità delle produzioni.

Vigneti e frutteti osservati speciali

Particolarmente delicata appare la situazione nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.

Il presidente di Cia Ascoli-Fermo-Macerata, Matteo Carboni, spiega che la disponibilità d’acqua consente ancora di contenere gli effetti della siccità, ma avverte che il margine di sicurezza si sta rapidamente riducendo.

«Se queste temperature dovessero continuare ancora per un mese, la viticoltura rischierebbe conseguenze molto serie», afferma.

Anche la frutticoltura mostra i primi segnali di sofferenza.

Le alte temperature possono infatti provocare:

  • scottature dei frutti;
  • riduzione della pezzatura;
  • maturazioni anticipate;
  • peggioramento della qualità delle produzioni.

Nei vigneti, invece, il caldo eccessivo può determinare la disidratazione degli acini, alterare la maturazione delle uve e compromettere la qualità finale del vino.

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Il caldo estremo è ormai una sfida strutturale

Anche il presidente di Cia Ancona, Franco Gianangeli, richiama l’attenzione sulle conseguenze economiche e sociali delle ondate di calore.

Secondo l’associazione, quando le temperature superano stabilmente 35-40 gradi, i processi biologici delle piante rallentano fino a bloccarsi, con inevitabili ripercussioni sulla produttività agricola.

Parallelamente cresce anche il rischio per la salute dei lavoratori, esposti a stress termico, disidratazione e colpi di calore, condizioni che la normativa riconosce come veri e propri infortuni sul lavoro.

Per Cia Marche la sfida dei cambiamenti climatici richiede ormai interventi strutturali e una programmazione di lungo periodo. Accanto alla tutela dei lavoratori, sarà necessario investire nella gestione delle risorse idriche e nell’adattamento dell’agricoltura, affinché le imprese possano continuare a garantire produzioni di qualità anche in un contesto climatico sempre più estremo.

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