Auto distrutte, abitazioni danneggiate, aziende agricole in ginocchio e attività economiche costrette a fare i conti con perdite ancora difficili da quantificare. I sindacati chiedono un intervento urgente della Regione e misure per proteggere famiglie, imprese e lavoratori.
Dopo la violenta ondata di maltempo che ha investito le Marche, in particolare la Riviera delle Palme e diversi Comuni del Piceno, Cgil, Cisl e Uil di Ascoli Piceno lanciano l’allarme e chiedono l’immediato avvio della procedura per il riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale.
La grandine caduta nella serata di martedì 21 luglio 2026 ha provocato danni diffusi nel giro di pochi minuti. Parabrezza e lunotti sono andati in frantumi, mentre tetti, rivestimenti esterni, cappotti termici e impianti fotovoltaici sono stati compromessi dalla violenza dei chicchi.
Secondo il primo quadro riportato dall’Ansa, nelle Marche si contano oltre 300 interventi dei Vigili del fuoco e circa 60 persone ferite, fortunatamente senza conseguenze gravi nella maggior parte dei casi. La ricognizione è ancora in corso e il bilancio potrebbe aumentare con l’arrivo delle segnalazioni da parte di cittadini e aziende.
Danni a case, automobili e attività economiche
La situazione più difficile è stata registrata lungo la fascia costiera, ma le conseguenze del maltempo si estendono a numerosi Comuni dell’entroterra delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
«In queste ore Cgil, Cisl e Uil iniziano a raccogliere i primi cocci di una situazione che, in particolare in Riviera, è davvero grave», denunciano le organizzazioni sindacali in una nota congiunta.
I danni non riguardano solamente le automobili. Molte famiglie devono affrontare spese impreviste per riparare finestre, tapparelle, coperture, facciate e pannelli solari. Particolarmente delicata è la condizione di chi ha subito contemporaneamente danni alla propria abitazione e al mezzo utilizzato per raggiungere il posto di lavoro.
Il quadro delle attività produttive appare altrettanto pesante. Le prime segnalazioni riguardano capannoni danneggiati, magazzini colpiti, vetrine infrante, cantieri compromessi e attrezzature inutilizzabili.
Per i sindacati esiste il rischio concreto che le perdite subite dalle aziende producano effetti anche sull’occupazione. La sospensione temporanea delle attività, la necessità di mettere in sicurezza gli stabilimenti e i costi delle riparazioni potrebbero infatti incidere sull’organizzazione del lavoro e sul reddito dei dipendenti.
Agricoltura colpita, raccolti compromessi fino al 100%
Tra i settori maggiormente danneggiati figura l’agricoltura. La grandine ha investito vigneti, frutteti, oliveti, ortaggi e seminativi in una fase particolarmente delicata della stagione produttiva.
Le prime stime diffuse dalle organizzazioni agricole indicano perdite comprese tra il 60% e il 90% per frutteti, vigneti, oliveti e coltivazioni orticole. Per i seminativi i danni sarebbero compresi tra il 50% e il 70%, mentre in alcune aziende vitivinicole di Ripatransone sarebbe andata persa l’intera produzione.
Alle colture distrutte si aggiungono i danni materiali alle strutture: coperture delle rimesse agricole, serre, pannelli fotovoltaici, macchinari e depositi. Conseguenze che non si esauriscono con la perdita del raccolto attuale, ma possono condizionare anche le successive campagne produttive.
Cgil, Cisl e Uil temono ripercussioni sull’intera filiera, compresi lavoratori stagionali, addetti alla raccolta, imprese di trasformazione e attività collegate alla commercializzazione dei prodotti.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi di avviare un confronto immediato tra istituzioni, rappresentanze delle imprese e parti sociali, con l’obiettivo di quantificare le perdite e individuare strumenti straordinari. La priorità indicata è evitare che i costi dell’emergenza ricadano sui lavoratori attraverso riduzioni dell’attività, perdita di giornate lavorative o conseguenze occupazionali.
La richiesta dello stato di emergenza nazionale
I sindacati si rivolgono direttamente ai sindaci dei territori colpiti e al presidente della Provincia, offrendo il proprio sostegno a un’iniziativa nei confronti della Regione Marche.
La richiesta è che la Regione solleciti la Presidenza del Consiglio dei ministri affinché venga riconosciuto lo stato di emergenza di rilievo nazionale. Al momento si tratta dunque di una richiesta e non di un provvedimento già approvato.
Il Codice della Protezione civile stabilisce che lo stato di emergenza nazionale possa essere deliberato dal Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio o dell’autorità delegata, acquisita l’intesa della Regione interessata. La misura riguarda eventi che, per intensità ed estensione, richiedono mezzi e poteri straordinari. Dipartimento della Protezione civile
Il riconoscimento consentirebbe di coordinare interventi urgenti attraverso specifiche ordinanze e di stanziare risorse per il soccorso, la messa in sicurezza e il ripristino delle strutture danneggiate. La durata dello stato di emergenza non può superare 12 mesi, con la possibilità di una sola proroga per ulteriori dodici mesi.
Prima della decisione nazionale è fondamentale completare la ricognizione dei danni pubblici, privati e produttivi. Famiglie e imprese interessate dovranno quindi conservare fotografie, preventivi, fatture e ogni documento utile, seguendo le indicazioni che saranno pubblicate dai rispettivi Comuni e dalla Regione.
Grandine come proiettili sulla Riviera: auto distrutte, vetri infranti e blackout
L’appello sulla prevenzione e la tutela dei lavoratori
Oltre agli interventi immediati, Cgil, Cisl e Uil chiedono una strategia strutturale dedicata alla prevenzione, alla manutenzione del territorio e alla gestione dei fenomeni meteorologici estremi.
«Questa emergenza dimostra, ancora una volta, che la vera priorità è investire subito e con decisione nella prevenzione e nella cura del territorio», sostengono i sindacati. Per le tre organizzazioni, quanto accaduto deve aumentare la consapevolezza sulle conseguenze del cambiamento climatico e sulla necessità di politiche di contrasto e adattamento.
Il passaggio più urgente resta però quello della tutela economica e occupazionale. Eventuali misure straordinarie dovranno tenere conto non soltanto dei danni materiali, ma anche delle giornate di lavoro perse, delle attività temporaneamente sospese e delle famiglie che potrebbero trovarsi improvvisamente senza reddito.
Cgil, Cisl e Uil annunciano che continueranno a seguire l’evoluzione della situazione e a sostenere le comunità colpite, chiedendo interventi capaci di riparare i danni e salvaguardare la sicurezza, il lavoro e la dignità delle persone coinvolte.









