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Il blocco rosso-verde conquista 176 seggi su 349, appena tre in più del centrodestra. Il premier uscente Ulf Kristersson lascia l’incarico, ma per Magdalena Andersson si apre un difficile negoziato con Centro, Verdi e Sinistra.

La Svezia cambia maggioranza dopo una delle elezioni più combattute della sua storia recente. Al termine dello scrutinio, il blocco di centrosinistra guidato dall’ex prima ministra socialdemocratica Magdalena Andersson ha ottenuto 176 seggi, contro i 173 conquistati dalla coalizione di centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson.

La differenza è di appena tre parlamentari sui 349 membri del Riksdag, il Parlamento svedese. Un margine sufficiente per assegnare la vittoria al campo rosso-verde, ma troppo ridotto per garantire automaticamente la nascita di un governo stabile.

Kristersson ha annunciato le proprie dimissioni attraverso una lettera pubblicata sul suo account X, dando formalmente inizio alla procedura per la formazione del nuovo esecutivo.

Kristersson si dimette dopo la sconfitta del centrodestra

«Spetta ora al presidente del Parlamento guidare i prossimi passi per la formazione di un nuovo governo», ha scritto Ulf Kristersson. Il leader conservatore ha chiesto di essere sollevato dall’incarico affinché le consultazioni possano cominciare senza ritardi.

Kristersson guidava dal 2022 un governo formato da Moderati, Cristiano-democratici e Liberali, sostenuto in Parlamento dai Democratici di Svezia. L’accordo aveva consentito al centrodestra di governare pur dipendendo dall’appoggio esterno della formazione nazionalista.

Il risultato del voto segna una battuta d’arresto soprattutto per i Democratici di Svezia, che puntavano a entrare direttamente nell’esecutivo con propri ministri. Il partito ha perso consensi e seggi, scendendo a 62 parlamentari e diventando la terza forza politica nazionale.

I Socialdemocratici rimangono invece il primo partito della Svezia con 99 seggi, anche se hanno perso otto rappresentanti rispetto al Parlamento precedente. La vittoria del blocco non deriva quindi da una crescita diretta del partito di Andersson, ma dal nuovo equilibrio complessivo tra le coalizioni.

Il risultato di 176 a 173 è stato confermato dopo il conteggio dei voti provenienti dall’estero e delle ultime schede. I dati ufficiali sono pubblicati dall’Autorità elettorale svedese.

Magdalena Andersson deve unire quattro partiti diversi

La vittoria elettorale non garantisce ancora a Magdalena Andersson il ritorno alla guida del governo. L’ex premier dovrà raggiungere un’intesa con gli altri tre partiti associati al campo progressista: Partito di Centro, Partito della Sinistra e Verdi.

Le distanze programmatiche sono rilevanti. Il Partito di Centro, di orientamento liberale, ha escluso una collaborazione strutturale con la Sinistra. Quest’ultima, però, rivendica un ruolo più diretto nel futuro governo e non vuole limitarsi a offrire un sostegno esterno.

Tra i temi più delicati figurano politica fiscale, energia nucleare, immigrazione e composizione dell’esecutivo. Verdi e Sinistra sostengono una maggiore tassazione per banche e redditi elevati, mentre il Centro difende una linea economica più favorevole alle imprese e al mercato.

Anche sull’energia esistono divergenze. I Verdi sono contrari all’espansione del nucleare, mentre altre componenti del possibile schieramento di maggioranza considerano gli impianti atomici parte della strategia necessaria a garantire sicurezza energetica e riduzione delle emissioni.

Andersson dovrà quindi elaborare un programma capace di ottenere l’appoggio parlamentare senza provocare la rottura tra alleati molto differenti. Secondo gli osservatori, le trattative potrebbero durare diverse settimane e la nomina del nuovo primo ministro non dovrebbe arrivare prima del 29 settembre.

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Come viene nominato il primo ministro in Svezia

Dopo le dimissioni di Kristersson, il presidente del Riksdag avvia le consultazioni con i rappresentanti dei partiti. Sarà poi il presidente dell’assemblea a proporre al Parlamento un candidato alla carica di primo ministro.

Il sistema svedese si basa sul cosiddetto parlamentarismo negativo. Per essere approvato, un candidato non deve necessariamente ricevere il voto favorevole della maggioranza assoluta: è sufficiente che non ci siano almeno 175 deputati contrari.

Questo meccanismo rende possibili governi di minoranza sostenuti, oppure semplicemente tollerati, da partiti che non entrano nell’esecutivo. È una soluzione già utilizzata più volte nella storia politica svedese.

Con 176 seggi, il blocco vincitore possiede teoricamente i numeri per impedire la formazione di un altro governo di centrodestra. Per eleggere Andersson, tuttavia, sarà necessario evitare defezioni e garantire un accordo almeno sulla fiducia e sul bilancio.

Il presidente del Parlamento può presentare fino a quattro proposte. Se tutte vengono respinte, devono essere convocate nuove elezioni. Informazioni sulla procedura sono disponibili sul sito ufficiale del Parlamento svedese.

Cosa può cambiare con il ritorno dei Socialdemocratici

Magdalena Andersson è già stata prima ministra tra il 2021 e il 2022. Un suo ritorno segnerebbe il passaggio del governo dal centrodestra a una coalizione o a un esecutivo di minoranza guidato dai Socialdemocratici.

Tra le priorità indicate dal suo campo figurano sanità, istruzione, politiche climatiche e riduzione delle disuguaglianze. Il programma definitivo dipenderà però dai compromessi raggiunti durante il negoziato.

Sul piano internazionale non sono attesi cambiamenti radicali. Il sostegno all’Ucraina e l’appartenenza alla Nato, alla quale la Svezia ha aderito nel 2024, sono sostenuti da una larga parte delle forze parlamentari. Le principali discontinuità potrebbero riguardare soprattutto le politiche interne.

Immigrazione e sicurezza resteranno temi centrali. Il governo Kristersson aveva adottato una linea più restrittiva sugli ingressi e aveva concentrato parte della propria azione sulla criminalità organizzata e sulle violenze legate alle gang.

Il futuro esecutivo dovrà conciliare l’approccio più aperto dei Verdi con le posizioni maggiormente prudenti di Socialdemocratici e Partito di Centro. La maggioranza di soli tre seggi renderà ogni votazione particolarmente delicata.

La vittoria del centrosinistra chiude quindi la fase elettorale, ma non risolve il problema della governabilità. Andersson parte con un vantaggio numerico minimo e con alleati divisi su questioni decisive. Le prossime settimane stabiliranno se i 176 seggi saranno sufficienti per costruire un governo oppure soltanto per impedire al centrodestra di continuare a governare.

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