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Dal 15 ottobre parte il calendario ordinario per i Comuni della zona climatica E, ma le ordinanze locali possono cambiare date e orari. Milano autorizza inizialmente 8 ore al giorno, mentre Torino rinvia l’accensione al 19 ottobre.

Con l’arrivo dell’autunno torna la domanda: quando si possono accendere i riscaldamenti nel 2026? In Italia non esiste una data unica. Il calendario dipende dalla zona climatica del Comune, alla quale sono associati un periodo annuale e un numero massimo di ore giornaliere.

Il primo appuntamento ordinario è il 15 ottobre, previsto per la zona E, che comprende città come Milano, Torino, Bologna e Venezia, oltre a numerosi territori dell’Appennino. L’appartenenza alla stessa fascia, però, non garantisce regole identiche: occorre verificare anche le disposizioni comunali. 

Proprio Torino ha modificato il calendario: un’ordinanza annunciata il 14 ottobre 2026 ha spostato l’avvio a lunedì 19 ottobre, considerando le temperature ancora superiori alla media stagionale.

A Milano, invece, il via resta fissato al 15 ottobre, con una limitazione iniziale delle ore di funzionamento.

Per famiglie e condomìni, quindi, il calendario nazionale è il punto di partenza. Prima di programmare la caldaia o concordare gli orari dell’impianto centralizzato, bisogna controllare eventuali ordinanze aggiornate.

Le date indicano inoltre quando l’accensione è consentita: non impongono di utilizzare il riscaldamento per tutte le ore disponibili, se le condizioni dell’abitazione permettono di mantenerlo spento.

Calendario riscaldamento 2026-2027: date e ore per ogni zona

Il riferimento ordinario è l’articolo 4 del Dpr 74/2013, che distingue sei zone climatiche, dalla A alla F. Il periodo autorizzato diventa progressivamente più ampio nei territori caratterizzati da maggiori necessità di riscaldamento.

Zona climatica Accensione ordinaria Spegnimento ordinario Limite giornaliero
A 1° dicembre 2026 15 marzo 2027 6 ore
B 1° dicembre 2026 31 marzo 2027 8 ore
C 15 novembre 2026 31 marzo 2027 10 ore
D 1° novembre 2026 15 aprile 2027 12 ore
E 15 ottobre 2026 15 aprile 2027 14 ore
F Nessun limite ordinario di periodo Nessun limite ordinario di periodo Nessun limite ordinario

La normativa consente di suddividere l’accensione in due o più intervalli. Fuori dalla zona F, il funzionamento ordinario deve essere compreso nella fascia tra le 5 e le 23, fatte salve le deroghe previste.

La classificazione non coincide semplicemente con la divisione tra Nord, Centro e Sud. Conta il Comune nel quale si trova l’immobile: località della stessa regione possono appartenere a fasce differenti.

Il parametro utilizzato è quello dei gradi-giorno, che sintetizza la rigidità climatica del territorio. ENEA mette a disposizione un elenco dei Comuni con la relativa classificazione, utile per individuare la fascia applicabile alla propria abitazione. 

Le scadenze della tabella devono quindi essere lette insieme alle disposizioni locali e alle eventuali eccezioni previste per l’edificio o l’impianto.

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Milano e Torino: le ordinanze cambiano il calendario

A Milano, dal 15 al 30 ottobre 2026, gli impianti domestici possono funzionare per un massimo di 8 ore giornaliere, sempre tra le 5 e le 23.

Dal 31 ottobre 2026 al 15 aprile 2027, il limite sale a 13 ore al giorno. L’amministrazione ha motivato la riduzione iniziale con le temperature sopra la media, il risparmio energetico e il contenimento delle emissioni.

Per gli edifici residenziali milanesi, la temperatura massima è fissata a 19 °C, con 2 °C di tolleranza. Per quelli industriali, artigianali e assimilabili resta il limite di 18 °C, più 2 °C di tolleranza. 

A Torino, invece, l’accensione è consentita dal 19 ottobre 2026 al 15 aprile 2027, per un massimo di 13 ore giornaliere, nella stessa fascia oraria.

Anche qui il limite residenziale è di 19 °C con 2 °C di tolleranza. Il Comune ha precisato che l’evoluzione meteorologica potrà portare a ulteriori provvedimenti durante la stagione.

Sono previste esclusioni per luoghi sensibili, come ospedali, strutture di cura, asili nido e scuole dell’infanzia, secondo le condizioni indicate nelle disposizioni applicabili. 

Questi due casi mostrano perché un calendario nazionale, da solo, non basti: data di avvio, ore consentite e temperatura massima possono essere modificate sul territorio, anche immediatamente prima dell’inizio ordinario della stagione termica.

Accensione anticipata e consumi: cosa controllare prima del via

Se arriva freddo prima della data ordinaria, la normativa contempla una possibilità specifica. Fuori dal periodo autorizzato, gli impianti possono essere attivati in presenza di condizioni climatiche che ne giustifichino l’utilizzo, per una durata non superiore alla metà di quella ordinariamente consentita, verificando le disposizioni locali applicabili. 

Non si tratta quindi di un’autorizzazione indistinta a ignorare il calendario. Per un impianto centralizzato, è opportuno verificare con l’amministratore le condizioni di attivazione e la programmazione adottata.

Prima dell’avvio conta anche l’efficienza. ENEA raccomanda la corretta manutenzione, il controllo della temperatura interna e l’impiego appropriato delle valvole termostatiche. Le ore autorizzate rappresentano un tetto massimo, non un obiettivo di consumo. 

Tra gli accorgimenti quotidiani, l’Agenzia invita a lasciare liberi i termosifoni: mobili e tende davanti ai radiatori ostacolano la diffusione del calore. Anche una regolazione adeguata alle condizioni esterne aiuta a evitare un funzionamento poco efficiente dell’impianto. 

Per organizzare la stagione 2026-2027 conviene dunque conoscere la propria zona climatica, leggere l’ultima ordinanza comunale e verificare le impostazioni dell’impianto.

Nei Comuni dove l’avvio ordinario cadrà a novembre o dicembre, eventuali provvedimenti successivi potranno modificare le condizioni di accensione. Il sito istituzionale del Comune resta il riferimento da consultare in prossimità della data prevista.

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