I commissari annunciano lavorazioni per conto terzi e il richiamo di una parte del personale dalla cassa integrazione. Il 15 ottobre la protesta arriva a Bari, mentre i blocchi alla raffineria di Taranto provocano difficoltà nei rifornimenti.
La crisi dell’ex Ilva entra in una nuova fase: i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno presentato un programma per mantenere attività produttive a Taranto e Genova, attraverso lavorazioni per conto di altre imprese siderurgiche. Per Novi Ligure, invece, la soluzione resta da definire.
L’annuncio arriva dopo giorni di scioperi, presidi e blocchi. Il 15 ottobre 2026 la mobilitazione dei lavoratori di Taranto prosegue per il quarto giorno, con il confronto politico che si sposta a Bari e il coinvolgimento del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.
La vertenza ha conseguenze anche fuori dagli stabilimenti. Il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto sta ostacolando gli approvvigionamenti di carburante, con ripercussioni sulla distribuzione e sugli aeroporti pugliesi.
Il quadro va quindi chiarito: le difficoltà ai distributori descritte in queste ore sono collegate alla protesta dei lavoratori siderurgici e ai blocchi logistici, non a uno sciopero dei benzinai.
Sul versante industriale, il programma annunciato punta a limitare il ricorso alla cassa integrazione e a preservare alcune lavorazioni. Non rappresenta però una ripartenza completa del gruppo: il numero degli addetti richiamati dipenderà dalle attività effettivamente disponibili e dalla conclusione degli accordi commerciali.
Taranto e Genova, quando sono previste le lavorazioni
Per Taranto, i commissari indicano ordini già sottoscritti con tre società per la laminazione di circa 365.000 tonnellate di bramme, semiprodotti siderurgici destinati alle successive trasformazioni.
Il calendario prevede il richiamo del personale di esercizio e manutenzione del Treno Nastri 2 nei primi giorni di novembre, con lavorazioni dal 10 novembre al 14 dicembre 2026. La messa in sicurezza degli impianti è programmata entro il 19 dicembre.
Una seconda fase dovrebbe partire il 7 gennaio 2027, mentre proseguono i contatti per ampliare gli ordini nel primo semestre del prossimo anno.
Per Genova, le linee di zincato, decapato e banda stagnata dovrebbero utilizzare il materiale disponibile fino alla fine di novembre 2026. Successivamente è prevista una sospensione tecnica, in attesa delle nuove forniture.
I commissari hanno annunciato trattative avanzate per ricevere 35.000 tonnellate mensili di coils, ossia rotoli di acciaio: 25.000 tonnellate per zincato e decapato e 10.000 per banda stagnata. Il richiamo del personale necessario è indicato dall’11 gennaio 2027, subordinatamente al perfezionamento delle intese.
La lavorazione per conto terzi consente di utilizzare impianti e competenze del gruppo trasformando materiale destinato a clienti esterni. Può mantenere occupata una parte delle maestranze, ma la continuità dipende dalla disponibilità dei semiprodotti e dagli ordinativi: non equivale al ripristino dell’intero ciclo produttivo.
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Novi Ligure resta senza una soluzione, a Bari il confronto con Decaro
La situazione più incerta riguarda Novi Ligure. Secondo quanto comunicato dai commissari, il problema principale è reperire coils con caratteristiche tecniche compatibili con gli impianti del sito piemontese.
L’obiettivo dichiarato è individuare una soluzione entro il primo trimestre del 2027. Questa indicazione non costituisce però una data certa di ripartenza: non va trasformata nell’annuncio di un riavvio già garantito a marzo.
I commissari sostengono che le sospensioni previste rientrino in un percorso di continuità industriale, distinguendole dalla cessazione definitiva degli stabilimenti. Restano da verificare l’attuazione del programma e le ricadute occupazionali nei singoli siti.
Sul fronte sindacale, Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono garanzie che vadano oltre gli ammortizzatori sociali. Al centro della mobilitazione ci sono la tutela dei posti di lavoro, il futuro dell’indotto e un piano industriale fondato sulla decarbonizzazione.
Il confronto di Bari serve anche a cercare un impegno delle istituzioni territoriali per ottenere una nuova convocazione urgente a Palazzo Chigi. Nella mattinata del 15 ottobre, ANSA segnala ancora presidi sulle statali 7 e 106 Jonica.
A Genova, invece, le garanzie scritte sulla prosecuzione delle attività hanno portato i lavoratori a lasciare la Prefettura occupata il giorno precedente. L’evoluzione della protesta resta quindi differente nei diversi stabilimenti, pur all’interno della stessa vertenza nazionale.
Carburante e occupazione: le conseguenze e le prossime scadenze
Le ripercussioni più immediate per i cittadini riguardano i rifornimenti di carburante. In una nota del 13 ottobre, riportata da ANSA, Eni ha comunicato che oltre 50 dei circa 300 punti vendita della rete considerata avevano esaurito le scorte.
La società ha inoltre segnalato una carenza di carburante negli aeroporti di Bari e Brindisi, spiegando che la raffineria di Taranto serve anche aree della Basilicata e della Calabria. Si tratta di una fotografia riferita a quella comunicazione, non di un conteggio aggiornato in tempo reale.
La carenza non equivale automaticamente alla sospensione dei voli: il 14 ottobre gli aeroporti continuavano a operare, con la situazione sotto monitoraggio. Per chi viaggia, restano essenziali gli aggiornamenti dello scalo e della compagnia aerea.
Per i lavoratori dell’indotto, il decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre prevede misure di sostegno al reddito fino al 30 giugno 2027, secondo il riepilogo pubblicato da ANCE. La tutela economica accompagna l’emergenza, mentre resta aperta la richiesta sindacale di prospettive produttive durature.
Un passaggio decisivo è atteso il 20 ottobre, quando la Cassazione esaminerà i ricorsi contro il fermo dell’area a caldo. In parallelo, sarà necessario verificare la conclusione degli accordi commerciali e il rispetto del calendario annunciato per i richiami al lavoro.









