L’assessore Giacomo Bugaro scrive ad Anci Marche per raccogliere informazioni sugli avvistamenti e sugli interventi già attuati. Al centro il protocollo ISPRA: distinguere i passaggi occasionali dai comportamenti confidenti e ridurre ciò che attira gli animali.
La presenza di lupi vicino ai centri abitati delle Marche sarà al centro di una ricognizione che coinvolgerà le amministrazioni comunali. L’assessore regionale alle Politiche faunistiche e venatorie, Giacomo Bugaro, ha chiesto al presidente di Anci Marche di raccogliere le segnalazioni verificate, le attività di monitoraggio e le misure di prevenzione già adottate nei territori interessati.
L’iniziativa prosegue il confronto istituzionale avviato nella riunione del 25 settembre, dedicata all’applicazione del Protocollo ISPRA per la gestione dei lupi urbani e confidenti. L’obiettivo è costruire un quadro condiviso che permetta di valutare le singole situazioni e individuare gli interventi appropriati.
«Occorre prestare attenzione alle segnalazioni che arrivano dai territori e alle preoccupazioni dei cittadini», afferma Bugaro. La risposta indicata dalla Regione passa attraverso verifiche puntuali e collaborazione tra le istituzioni.
Non si tratta soltanto di contare gli avvistamenti. La ricognizione dovrà chiarire dove le presenze siano ripetute, quali comportamenti siano stati osservati e che cosa sia cambiato dopo gli interventi.
La distinzione è importante anche per i cittadini: vedere un lupo vicino alle abitazioni non basta, da solo, a definirlo confidente o pericoloso. Servono osservazioni documentate e una valutazione tecnica del contesto.
Che cosa dovranno comunicare i Comuni alla Regione
La richiesta trasmessa attraverso Anci Marche riguarda innanzitutto le segnalazioni formalmente acquisite e verificate. Le amministrazioni dovranno ricostruire le attività svolte, indicando le misure previste dal protocollo effettivamente attivate, la loro durata e i soggetti coinvolti.
Un passaggio centrale sarà la raccolta degli esiti documentati: sapere se un animale è tornato nella stessa zona, se sono proseguiti gli avvicinamenti o se la rimozione di una fonte di cibo ha modificato la frequentazione dell’area può aiutare a valutare l’efficacia della prevenzione.
Saranno considerate anche le difficoltà incontrate dai Comuni nell’attuazione degli interventi e nel monitoraggio successivo. La Regione chiede inoltre che le future segnalazioni siano accompagnate, quando possibile, dalla descrizione delle verifiche e delle iniziative già svolte.
«Occorre distinguere gli avvistamenti occasionali dalle situazioni caratterizzate da presenze ripetute e comportamenti problematici», sottolinea Bugaro. Secondo l’assessore, informazioni documentate e continuità nell’osservazione permetteranno agli organismi competenti di valutare anche ulteriori interventi.
La nuova ricognizione si inserisce in un percorso già avviato. A settembre la Regione aveva richiamato il coinvolgimento di Comuni, Carabinieri forestali, Polizie provinciali ed enti gestori delle aree protette, con attenzione alla raccolta delle segnalazioni e all’individuazione dei fattori che possono attirare gli animali vicino alle case.
Lupi urbani e confidenti: perché non sono la stessa cosa
Il riferimento scientifico è il Protocollo sperimentale per l’identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti, elaborato da ISPRA insieme al progetto europeo LIFE Wild Wolf. Il documento offre supporto agli enti chiamati a valutare situazioni problematiche, sulla base dei casi conosciuti e della letteratura scientifica.
La frequentazione di un ambiente urbanizzato e la confidenza verso le persone descrivono aspetti differenti. Un animale può attraversare un’area abitata senza cercare il contatto con l’uomo. La perdita della naturale diffidenza, invece, richiede particolare attenzione, soprattutto quando gli avvicinamenti diventano ripetuti.
Il Centro Grandi Carnivori delle Aree protette Alpi Marittime spiega che l’abituazione può essere rafforzata da esperienze favorevoli, come trovare cibo offerto volontariamente o lasciato accessibile. Per questo la prevenzione riguarda anche comportamenti quotidiani apparentemente innocui.
Tra gli elementi da controllare figurano rifiuti organici, avanzi e alimenti per animali domestici lasciati all’aperto. Ridurne l’accessibilità serve a evitare che la vicinanza alle abitazioni venga associata a una risorsa alimentare facilmente disponibile.
Indicazioni analoghe sono già presenti nelle comunicazioni di amministrazioni marchigiane. Il Comune di Pesaro, per esempio, invita a non abbandonare scarti alimentari e a non lasciare cibo per animali all’esterno, proprio per prevenire l’abituazione alla presenza umana.
La ricognizione regionale dovrà verificare anche quanto queste misure siano state applicate e con quali risultati.
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Cosa fare in caso di avvistamento vicino alle abitazioni
Per i cittadini, la prima indicazione è non cercare di avvicinare o alimentare il lupo. Se l’animale viene osservato da lontano, occorre evitare di interferire e lasciargli spazio per allontanarsi.
Il Comune di Gabicce Mare, nelle proprie indicazioni sugli avvistamenti, raccomanda di non tentare il contatto e, se necessario, di arretrare lentamente senza correre.
Il protocollo ISPRA richiama inoltre l’importanza di tenere i cani al guinzaglio durante le uscite, non lasciare gli animali domestici liberi di vagare e custodirli adeguatamente nelle ore notturne. Sono precauzioni utili a ridurre le occasioni di interazione.
Una segnalazione alle autorità competenti è più utile quando contiene luogo, data, orario e descrizione del comportamento osservato. Eventuali immagini possono contribuire alla verifica, purché siano raccolte senza avvicinarsi o inseguire l’animale.
È proprio la qualità delle informazioni il punto su cui insiste la Regione: ricostruire gli episodi consente di distinguere una presenza occasionale da una situazione che richiede approfondimenti.
«La sicurezza delle comunità e la tutela della fauna richiedono responsabilità, competenze e collaborazione istituzionale, evitando sia allarmismi sia sottovalutazioni», conclude Bugaro. Il passaggio successivo sarà raccogliere le risposte dei Comuni e valutare, attraverso gli organismi competenti, l’efficacia delle misure e le eventuali necessità di intervento.









