Teatro, cinema, fermentazioni e skincare: il decennale dell’Istituto ha trasformato la cultura coreana in un’esperienza da vedere, assaggiare e sperimentare. Dopo gli appuntamenti di ottobre, il programma prosegue a novembre.
Una quaglia marinata al gochujang incontra la stracciatella romana. A teatro, il cibo diventa un racconto di appartenenza e migrazione. Al cinema, le immagini di Na Hong-jin avvicinano il pubblico italiano all’immaginario coreano. Sono alcune delle esperienze proposte per i dieci anni dell’Istituto Culturale Coreano in Italia, fondato il 26 ottobre 2016.
Il programma celebrativo ha attraversato linguaggi differenti, mostrando quanto sia ampio il mondo della K-culture: non soltanto intrattenimento, ma anche patrimonio gastronomico, arti performative, pratiche quotidiane e occasioni di confronto.
Tra Roma e Milano, gli appuntamenti di ottobre hanno coinvolto spettatori, appassionati e professionisti della cucina. Nei primi giorni di novembre il percorso è continuato con i laboratori dedicati alla K-beauty, mentre altri eventi porteranno il dialogo culturale anche su nuovi palcoscenici.
Secondo quanto riferisce l’Istituto, le iniziative dell’anniversario hanno registrato il tutto esaurito con largo anticipo. Un riscontro che racconta la partecipazione a questo programma, senza esaurire la varietà degli interessi del pubblico italiano.
Il filo conduttore è stato il coinvolgimento diretto: guardare uno spettacolo, conoscere un ingrediente, provarne l’impiego. La cultura diventa così una relazione concreta tra persone, competenze e tradizioni, anziché una semplice successione di prodotti da consumare.
“Haribo Kimchi” e “Hope”: la Corea tra palcoscenico e cinema
Tra gli appuntamenti principali figura “Haribo Kimchi” di Jaha Koo, artista insignito nel 2026 dell’International Ibsen Award. Lo spettacolo è arrivato al Romaeuropa Festival il 24 e 25 ottobre, per poi essere presentato a Milano, alla Triennale, nell’ambito di FOG il 28 e 29 ottobre.
A Roma, alle due rappresentazioni inizialmente previste si è aggiunta una replica pomeridiana il 25 ottobre alle 16. Secondo gli organizzatori, tutti e tre gli appuntamenti hanno esaurito i posti disponibili.
Il cibo, in questo lavoro, permette di affrontare questioni che vanno oltre la gastronomia: vivere lontano dal proprio Paese, confrontarsi con una lingua diversa, conservare una memoria personale mentre cambia il contesto in cui si abita.
Un partecipante ha raccontato di aver trovato nello spettacolo uno stimolo a riflettere sulla condizione di chi vive da straniero, insieme alla curiosità di conoscere meglio la cucina coreana.
Il 26 ottobre, al The Space Cinema Moderno di Roma, il programma ha invece incontrato il cinema con una proiezione speciale di “Hope”, riservata agli iscritti dell’Istituto.
Il film di Na Hong-jin, già autore di “The Wailing” e “The Yellow Sea”, è stato presentato al Festival di Cannes del 2026. L’anteprima romana, organizzata con MUBI, ha accolto circa 400 spettatori, anticipando l’uscita italiana del 5 novembre.
Lo jang incontra la cucina italiana: sedici chef alla prova
Il dialogo gastronomico si è concentrato sullo jang, famiglia di paste e salse fermentate alla base di molte preparazioni coreane. Tra queste, il gochujang, a base di peperoncino, il doenjang, pasta di soia fermentata, e il ganjang, salsa di soia.
Dal 2024, l’UNESCO riconosce come patrimonio culturale immateriale dell’umanità le conoscenze, le credenze e le pratiche legate alla preparazione dello jang. Il riconoscimento riguarda quindi un insieme di saperi trasmessi nelle famiglie e nelle comunità, non soltanto i prodotti finali.
Il 27 ottobre, la maestra Ki Soon-do, insignita del titolo di Maestra della Gastronomia Tradizionale Coreana, ha guidato un workshop teorico e pratico. Il giorno seguente, 16 chef italiani hanno partecipato alla competizione “Jang in cucina. Sapori coreani, creatività italiana”, con 70 minuti per realizzare le proprie proposte.
Il primo premio è andato a “La Quaglia tra Oriente e Occidente”: una ballotina marinata con gochujang alla fragola, accompagnata da un incontro tra gyeran-jjim, uovo al vapore coreano, e stracciatella romana.
Al secondo posto “Gallinella Beccafico, Fermento”, reinterpretazione delle sarde a beccafico con gallinella di mare e doenjang.
Le preparazioni hanno esplorato affinità tra fermentazioni, conservazione e sapidità. «Tutti i piatti presentati hanno dimostrato un’eccellente creatività e un alto livello di esecuzione», ha commentato Ki Soon-do, sottolineando la difficoltà della scelta.
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K-beauty e nuovi appuntamenti: il programma continua a novembre
Il 2 e 3 novembre l’Istituto ha ospitato un workshop dedicato alla K-beauty, con dimostrazioni di skincare e trucco. Tra i temi, la “glass skin”, espressione che descrive un effetto estetico di pelle luminosa e levigata.
I partecipanti hanno approfondito anche l’aegyo-sal, valorizzazione del delicato rilievo sotto gli occhi, e le “gradient lips”, labbra dal colore sfumato. L’iniziativa ha offerto un’occasione per conoscere prodotti e modalità di applicazione, attraverso il confronto con gli esperti.
Il valore del laboratorio sta nell’avvicinare il pubblico alle caratteristiche di un linguaggio estetico: tecniche e preferenze non costituiscono però un modello unico, valido per ogni persona.
Le celebrazioni proseguono con letteratura, teatro e danza contemporanea. Tra gli appuntamenti annunciati, “C’era una volta” dei Goblin Party, in programma il 10 novembre al Teatro Vascello di Roma e il 13 novembre al Teatro Kismet OperA di Bari. Lo spettacolo rilegge attraverso la danza creature e forme della tradizione coreana.
Per il pubblico resta inoltre visitabile fino al 4 dicembre la mostra “Il fascino di Seoul”, nella sede dell’Istituto in via Nomentana 12 a Roma, con ingresso libero.
Calendario, modalità di accesso e aggiornamenti sono disponibili sul sito dell’Istituto Culturale Coreano in Italia: il riferimento per partecipare ai prossimi appuntamenti e conoscere eventuali obblighi di prenotazione.









