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Una ricerca pubblicata su Nature Health stima gli effetti della sostituzione del sale comune con una miscela che contiene il 25% di cloruro di potassio. Il beneficio maggiore emerge nello scenario più ampio, che coinvolge anche industria alimentare e ristorazione. Per chi ha una funzionalità renale ridotta, l’aumento del potassio può comportare rischi seri.

Sostituire il comune sale da cucina con un sale a ridotto contenuto di sodio e arricchito di potassio potrebbe prevenire 2,96 milioni di decessi l’anno per malattie cardiovascolari e renali. La cifra arriva da un modello matematico applicato a 193 Paesi e territori. Rappresenta il risultato dello scenario più ampio simulato dai ricercatori, in cui la sostituzione riguarda tutto il sale aggiunto, dalla cucina di casa agli alimenti trasformati e ai pasti serviti nella ristorazione. 

La miscela presa in esame contiene il 75% di cloruro di sodio e il 25% di cloruro di potassio. A parità di quantità utilizzata, una parte del sodio viene quindi sostituita con potassio. L’interesse per questa combinazione nasce dal suo possibile effetto sulla pressione arteriosa. Ridurre il sodio e aumentare l’apporto di potassio, nelle persone che possono assumerlo in sicurezza, sono due modi per contribuire ad abbassarla.

Il gruppo di ricerca guidato da Liping Huang, del George Institute for Global Health, ha stimato anche 10,17 milioni di nuovi casi di malattie cardiovascolari e renali potenzialmente evitabili ogni anno. I risultati sono proiezioni del modello. Il beneficio effettivo dipenderebbe dalla diffusione del prodotto, dalla quantità di sale sostituita e dalla capacità di proteggere le persone per cui l’aumento del potassio è controindicato.

Quanto cambierebbe sostituendo soltanto il sale usato in casa

I ricercatori hanno confrontato cinque scenari. Il più esteso, che include il sale aggiunto in casa, dall’industria e nella ristorazione, produrrebbe secondo il modello una riduzione pari al 14,6% dei decessi per le patologie cardiovascolari e renali considerate. Tra le condizioni che contribuirebbero maggiormente al beneficio figurano la cardiopatia ischemica, l’ictus, la cardiopatia ipertensiva e la malattia renale cronica.

Sostituendo soltanto il sale aggiunto quando si cucina o si condisce a tavola, il modello stima 1,85 milioni di morti evitabili all’anno. Intervenendo invece esclusivamente sul sale aggiunto negli alimenti trasformati e nella ristorazione, la stima scende a 1,56 milioni. Le due cifre descrivono scenari separati. Il risultato della sostituzione complessiva è calcolato a parte.

Lo studio ha simulato anche due interventi più mirati. La sostituzione del sale domestico tra le persone con ipertensione diagnosticata potrebbe evitare circa 590.000 decessi annui. Limitandola alle persone già in trattamento, la stima è di circa 480.000. Un intervento mirato coinvolgerebbe meno persone, ma offrirebbe la possibilità di valutare le controindicazioni nell’ambito di un percorso sanitario.

La provenienza del sodio cambia da un Paese all’altro. Dove una quota rilevante arriva da prodotti confezionati e pasti consumati fuori casa, il solo cambio della saliera lascia intatta una parte importante dell’apporto quotidiano. Per questo gli autori considerano decisivo il coinvolgimento dell’industria alimentare.

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Chi deve fare attenzione al sale arricchito di potassio

Quando i reni faticano a eliminare il potassio, la sua concentrazione nel sangue può aumentare. Questa condizione, chiamata iperkaliemia, può causare anche alterazioni del ritmo cardiaco. Il rischio riguarda in particolare chi ha una malattia renale cronica con funzionalità ridotta e chi assume farmaci che possono far salire il potassio.

Nello scenario più ampio, per gli adulti con malattia renale cronica agli stadi G3-G5, il modello stima circa 750.000 decessi cardiovascolari evitabili, ma anche circa 100.000 decessi aggiuntivi associati all’iperkaliemia. Quest’ultima proiezione si basa su uno scenario in cui le persone a rischio non vengono escluse dall’intervento. Gli autori indicano tra le misure possibili una migliore individuazione della malattia renale e avvertenze più chiare sulle confezioni.

La linea guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sui sostituti del sale riguarda il sale aggiunto a tavola o in cucina dagli adulti. Esclude le persone con compromissione renale o altre condizioni che ostacolano l’eliminazione del potassio. La raccomandazione non si estende ai bambini e alle donne in gravidanza.

Per chi ha una malattia renale, valori elevati di potassio o segue terapie che possono aumentarli, è opportuno parlarne con il medico prima di cambiare prodotto. Per chi può usare questi sostituti, resta l’indicazione generale di ridurre la quantità complessiva di sale. La miscela studiata contiene comunque cloruro di sodio.

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