Il Rendiconto Sociale dell’INPS fotografa un sistema previdenziale sempre più restrittivo: diminuiscono le nuove pensioni, aumenta l’età di uscita dal lavoro e gli assegni liquidati risultano più bassi rispetto a quelli già in pagamento. Restano elevate anche le attese per le visite di invalidità civile.
Il sistema pensionistico italiano continua a cambiare e i dati del Rendiconto Sociale 2025 dell’INPS, presentato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Istituto, mostrano una tendenza chiara: si va in pensione più tardi e con assegni mediamente più bassi.
Nel 2025 i pensionati italiani sono stati 15.435.694, in diminuzione rispetto ai 15.765.032 registrati nel 2022. Anche il numero delle nuove pensioni previdenziali liquidate è in calo: 834.658 assegni nel 2025, contro gli 861.949 del 2024 e gli 878.369 del 2022.
Un dato che riflette gli effetti delle modifiche introdotte negli ultimi anni sulle pensioni anticipate e sulle misure di flessibilità in uscita.
Secondo l’INPS, la riduzione delle nuove pensioni è legata soprattutto al progressivo restringimento delle possibilità di accesso ai pensionamenti anticipati, che hanno caratterizzato gran parte del dibattito previdenziale degli ultimi anni.
Pensioni più basse per chi lascia il lavoro oggi
Uno degli aspetti più significativi emersi dal rapporto riguarda il valore degli assegni.
L’INPS evidenzia infatti una crescente differenza tra l’importo medio delle pensioni già in pagamento e quello delle nuove pensioni liquidate nel 2025.
Per molte gestioni previdenziali gli assegni dei nuovi pensionati risultano inferiori rispetto a quelli percepiti dalle generazioni che hanno lasciato il lavoro negli anni precedenti.
Tra gli uomini, ad esempio, le pensioni di anzianità registrano una differenza media di circa 148 euro mensili in meno rispetto agli assegni già in essere.
Ancora più marcato il divario di genere. Nel caso delle pensioni di vecchiaia, le donne percepiscono assegni mediamente inferiori fino al 45% rispetto agli uomini.
Un fenomeno che continua a riflettere carriere lavorative spesso discontinue, salari più bassi e una maggiore incidenza del lavoro part-time femminile.
Secondo gli esperti previdenziali, il passaggio graduale verso un sistema sempre più contributivo rischia di accentuare ulteriormente queste differenze nei prossimi anni, soprattutto per chi ha avuto percorsi professionali frammentati.
Crollano Opzione Donna e Quota 103, sale l’età pensionabile
I dati dell’INPS evidenziano una forte riduzione delle principali misure di pensionamento anticipato.
Particolarmente significativo il calo di Opzione Donna, che passa da 26.427 beneficiarie nel 2022 a sole 3.860 nel 2025.
Crollano anche le cosiddette “Quote”. Le uscite attraverso i meccanismi di pensionamento anticipato sono scese dalle 112.982 del 2021 alle 5.643 del 2025, complice l’introduzione di regole più restrittive e del ricalcolo contributivo previsto per Quota 103.
In controtendenza cresce il ricorso all’Ape Sociale, mentre rimangono sostanzialmente stabili le pensioni legate ai lavori usuranti.
L’effetto diretto è un aumento dell’età media di pensionamento.
Per le donne si passa da 64,4 anni nel 2022 a 65,4 anni nel 2025, mentre per gli uomini l’età media sale da 63,7 a 64,1 anni.
Numeri che confermano come l’accesso alla pensione stia diventando progressivamente più tardivo per una larga parte dei lavoratori italiani.
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Invalidità civile, accompagnamento e assegno di inclusione: cosa emerge dal rapporto INPS
Il Rendiconto Sociale dedica ampio spazio anche alle prestazioni assistenziali.
Nel 2025 risultano attive 2.435.704 indennità di accompagnamento e 1.067.436 prestazioni di invalidità civile, confermando il peso crescente delle misure di sostegno rivolte alle persone fragili e non autosufficienti.
Resta però un problema sui tempi di attesa.
Le visite per il riconoscimento dell’invalidità civile richiedono mediamente 125 giorni, un dato che rimane elevato nonostante il miglioramento delle procedure amministrative successive.
Sul fronte del contrasto alla povertà, nel corso dell’anno sono state accolte 723.778 domande di Assegno di Inclusione e 119.476 richieste di Supporto per la Formazione e il Lavoro.
Numeri comunque inferiori rispetto ai beneficiari complessivi di Reddito e Pensione di cittadinanza registrati negli anni precedenti.
Il rapporto evidenzia infine un miglioramento generale nei tempi di lavorazione delle pratiche pensionistiche e assistenziali, ma anche una nuova riduzione dell’organico dell’Istituto, che nel 2025 conta 24.521 dipendenti, contro i 26.687 del 2023.
Un elemento che continua ad alimentare il dibattito sulla capacità del sistema previdenziale di garantire servizi sempre più rapidi ed efficienti in presenza di una popolazione che invecchia e di una domanda crescente di prestazioni assistenziali.









