Nuovo sviluppo giudiziario nel caso che coinvolge Daniela Santanchè.
La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Senato nei confronti della Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps legata al gruppo Visibilia.
La decisione non entra ancora nel merito della questione, ma rappresenta un passaggio importante nel procedimento.
Perché il Senato ha presentato il ricorso
Il ricorso riguarda l’acquisizione da parte dei magistrati di Milano di:
- email;
- messaggi;
- chat;
- registrazioni audio.
Secondo la tesi sostenuta dalla difesa di Santanchè e condivisa dal Senato, questi materiali avrebbero dovuto essere acquisiti solo dopo una preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza della parlamentare.
La questione si basa sul principio delle prerogative costituzionali riconosciute ai membri del Parlamento.
Il precedente del caso Renzi
Al centro del dibattito giuridico c’è una precedente decisione della stessa Corte Costituzionale relativa al caso Open che coinvolgeva Matteo Renzi.
In quella occasione la Consulta aveva riconosciuto che messaggi, email e comunicazioni elettroniche possono essere equiparati alla corrispondenza privata.
Per questo motivo il loro utilizzo potrebbe richiedere particolari garanzie quando riguarda parlamentari.
È proprio su questo orientamento che si fonda gran parte della strategia difensiva della senatrice.
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L’inchiesta sulla cassa integrazione Covid
La vicenda giudiziaria riguarda l’ipotesi di truffa aggravata ai danni dell’Inps.
Secondo l’accusa, alcuni dipendenti delle società del gruppo Visibilia avrebbero beneficiato della cassa integrazione Covid pur continuando a svolgere attività lavorativa.
Le contestazioni si riferiscono al periodo compreso tra il 2020 e il 2022.
Santanchè ha sempre respinto ogni accusa.
Cosa succede ora
Con la dichiarazione di ammissibilità, la Corte Costituzionale ha stabilito che esiste effettivamente una materia di conflitto da esaminare.
L’ordinanza verrà trasmessa al Senato, che avrà sessanta giorni di tempo per notificare formalmente il ricorso alla Procura di Milano.
Successivamente saranno previsti:
- trenta giorni per il deposito delle memorie;
- la fissazione dell’udienza di merito;
- la decisione definitiva della Consulta.
Una sentenza che potrebbe incidere sull’inchiesta
La futura decisione della Corte potrebbe avere effetti rilevanti sul procedimento milanese.
Qualora la Consulta dovesse confermare l’orientamento già espresso nel precedente caso Renzi, parte del materiale probatorio acquisito senza autorizzazione parlamentare potrebbe essere considerato inutilizzabile.
Si tratta di uno scenario che potrebbe incidere in maniera significativa sul prosieguo dell’inchiesta.
Per il momento, tuttavia, la Corte si è limitata a riconoscere la legittimità del conflitto sollevato dal Senato, rinviando ogni valutazione definitiva alla successiva fase di giudizio.









