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Il sindacato chiede alla Regione un confronto sull’addizionale Irpef e sulle agevolazioni per i contribuenti più fragili. Le simulazioni su sei città mostrano un peso maggiore di tributi e servizi sui bilanci delle famiglie con meno risorse.

Una No Tax Area per l’addizionale regionale Irpef e agevolazioni mirate ai giovani con redditi bassi, per aiutarli a costruire il proprio futuro nelle Marche. È la proposta avanzata dalla Uil Marche, che al Ridotto delle Muse di Ancona ha riunito istituzioni e mondo accademico per discutere di pressione fiscale, salari, pensioni e servizi pubblici.

L’incontro rientra nella mobilitazione nazionale “Ora basta! – Meno pressione fiscale su salari e pensioni”. Presente anche il presidente della Regione Francesco Acquaroli, al quale il sindacato ha rivolto la richiesta di aprire un confronto sulla fiscalità territoriale.

Si tratta di una proposta, non di un’esenzione già approvata: al momento, nel documento diffuso dalla Uil non vengono indicate una soglia reddituale, una fascia d’età o una data di applicazione.

La segretaria generale Claudia Mazzucchelli chiede di verificare soluzioni compatibili con la normativa, valutandone gli effetti sia sui contribuenti sia sulla qualità dei servizi.

Il punto politico è alleggerire il peso sui redditi medio-bassi senza compromettere le prestazioni pubbliche. Per la Uil, la questione fiscale deve essere affrontata insieme a quella salariale: una parte dei miglioramenti ottenuti con i rinnovi contrattuali viene assorbita dall’inflazione e dal costo della vita.

Redditi e fragilità: il quadro presentato dalla Uil Marche

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Secondo l’analisi illustrata dal Centro Studi Uil Marche, i lavoratori dipendenti della regione hanno un reddito annuo inferiore a 23mila euro, pari al 6,8% in meno della media italiana. Per i pensionati il valore supera di poco 21mila euro, con uno scarto negativo del 5,5%.

Sono cifre che il sindacato mette in relazione con l’aumento delle fragilità sociali. Nel confronto tra 2024 e 2025, i dati Istat richiamati dalla Uil indicano una crescita della quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale: dall’11,8% a quasi il 14%.

Il solo rischio di povertà passa dal 9,6% al 12%, mentre la grave deprivazione materiale e sociale sale dallo 0,9% all’1,5%.

Si tratta di indicatori differenti, che descrivono aspetti diversi della vulnerabilità economica e non devono essere sommati. Nell’interpretazione della Uil, convergono però nel segnalare una maggiore difficoltà delle famiglie ad affrontare le spese.

Da qui la richiesta di intervenire sull’addizionale regionale. Questa rappresenta una componente della tassazione sul reddito distinta dall’Irpef nazionale: i riferimenti istituzionali sono disponibili nella sezione dedicata della Regione Marche, che rinvia anche al Dipartimento delle Finanze. 

L’eventuale area di esenzione proposta dal sindacato riguarderebbe quindi questo specifico prelievo. Per quantificare il risparmio individuale serviranno criteri definiti e una valutazione delle coperture.

Quanto pesano tributi e servizi: il confronto in sei città

L’indagine Uil analizza il peso complessivo di Imu, Tari, servizio idrico, asili nido, mense scolastiche e addizionali Irpef regionali e comunali. Il confronto comprende dunque sia tributi sia costi dei servizi.

La simulazione considera una famiglia con 20mila euro di reddito, Isee di 15mila euro, un figlio a carico e un immobile di proprietà, confrontandola con un nucleo analogo con reddito e Isee doppi.

Città Incidenza nel primo caso Incidenza con reddito e Isee doppi
Urbino 12,94% 7,87%
Ancona 11,81% 7,12%
Ascoli Piceno 11,72% 7,42%
Macerata 11,25% 6,95%
Fermo 10,76% 6,70%
Pesaro 10,56% 7,14%

In tutte le città esaminate, il paniere pesa proporzionalmente di più sulla famiglia con minori disponibilità. Sono risultati riferiti alle ipotesi dello studio, non percentuali applicabili indistintamente a tutti i residenti.

La proprietà di un immobile, per esempio, non basta da sola a determinare un obbligo Imu: la situazione concreta dipende dalle caratteristiche del bene e dalle regole applicabili. Analogamente, il costo dei servizi varia secondo utilizzo e condizioni familiari.

Per Santo Biondo, segretario confederale Uil, il confronto dimostra la necessità di maggiore equità territoriale, trasparenza nell’impiego delle risorse e contrasto all’evasione. Il sindacato richiama inoltre una stima di 2,8 miliardi di evasione, che attribuisce al 13,1% del valore aggiunto regionale.

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Il confronto con Regione e Comuni: cosa può cambiare

La Uil chiede di trasformare la proposta in un percorso di confronto. Alla Regione domanda una verifica sulla No Tax Area e sulle misure rivolte ai giovani; ad Anci Marche propone di promuovere una contrattazione sociale più diffusa tra i Comuni.

L’obiettivo è discutere di tasse, tariffe e servizi durante la costruzione delle scelte di bilancio, evitando che il dialogo venga concentrato soltanto nella fase finale dell’approvazione.

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Stefania Signorini, sindaca di Falconara in rappresentanza di Anci Marche, Antonio di Stasi, preside della Facoltà di Economia, Fabio Fiorillo, docente di Scienza delle Finanze all’Univpm, e Franco Pesaresi, direttore dell’ASP “Ambito 9”.

Per i contribuenti, gli eventuali effetti dipenderanno da decisioni ancora da definire: destinatari, soglie, strumenti e risorse. Il comunicato non annuncia nuove procedure di domanda né benefici immediatamente richiedibili.

La posizione del sindacato è riassunta dalle parole di Mazzucchelli: «La nostra battaglia non è semplicemente pagare meno tasse ma pagare tasse più giuste e ricevere servizi pubblici migliori».

Il prossimo passaggio richiesto è quindi l’apertura del confronto istituzionale, per verificare quali interventi possano alleggerire i bilanci familiari mantenendo il finanziamento dei servizi.

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