In arrivo una svolta sugli arretrati contrattuali
Una nuova proposta presentata alla Camera potrebbe cambiare radicalmente le regole sui rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) e garantire maggiori tutele economiche ai lavoratori.
L’emendamento, depositato il 18 maggio 2026 dal sottosegretario al Ministero del Lavoro Claudio Durigon, interviene sul Decreto Lavoro n. 62/2026 e punta a garantire il riconoscimento automatico degli arretrati maturati durante il periodo di vacanza contrattuale.
Se approvata, la misura potrebbe interessare migliaia di dipendenti che attendono da mesi o addirittura anni il rinnovo del proprio contratto nazionale.
Cosa sono gli arretrati contrattuali
Quando un contratto collettivo nazionale scade e il rinnovo arriva con ritardo, si apre una fase definita vacanza contrattuale.
In questo periodo:
- il contratto precedente continua a produrre effetti;
- gli stipendi restano invariati;
- eventuali aumenti salariali vengono rinviati alla firma del nuovo accordo.
Nella maggior parte dei casi, il recupero economico per il periodo trascorso dipende dagli accordi raggiunti tra sindacati e associazioni datoriali durante il rinnovo.
Non sempre però i lavoratori ricevono integralmente quanto avrebbero maturato durante gli anni di attesa.
Cosa prevede l’emendamento Durigon
La proposta punta a introdurre una tutela più forte.
Secondo il testo, gli aumenti retributivi stabiliti dal nuovo CCNL dovrebbero decorrere automaticamente dalla data di scadenza del contratto precedente e non dalla data di firma del rinnovo.
Questo significa che:
se un contratto scade nel 2024 e viene rinnovato nel 2027, gli aumenti verrebbero calcolati retroattivamente dal 2024.
I lavoratori riceverebbero quindi tutti gli importi non percepiti durante il periodo di vacanza contrattuale sotto forma di arretrati.
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Come verrebbero calcolati gli arretrati
Il meccanismo sarebbe relativamente semplice.
Una volta firmato il nuovo contratto:
- vengono definite le nuove tabelle salariali;
- si individua la data di scadenza del vecchio contratto;
- si confrontano gli stipendi effettivamente percepiti con quelli che sarebbero spettati secondo i nuovi importi;
- la differenza viene riconosciuta come arretrato.
In pratica il dipendente riceverebbe un conguaglio economico per recuperare quanto non percepito durante l’attesa del rinnovo.
Il problema della vacanza contrattuale
Negli ultimi anni molti rinnovi contrattuali sono arrivati con forte ritardo.
In alcuni settori le trattative tra sindacati e associazioni datoriali si sono protratte per diversi anni, lasciando milioni di lavoratori senza adeguamenti salariali nonostante l’aumento del costo della vita.
Secondo diversi osservatori, proprio la lunga durata delle negoziazioni rappresenta una delle principali criticità del sistema contrattuale italiano.
L’emendamento mira quindi a ridurre gli effetti negativi di questi ritardi.
L’indennità già prevista dal Decreto Lavoro
La proposta non modifica però un’altra tutela già prevista dal Decreto Lavoro n. 62/2026.
L’articolo 10 stabilisce infatti che, quando un contratto rimane scaduto per oltre 12 mesi, i lavoratori abbiano diritto a un adeguamento retributivo collegato all’andamento dell’inflazione.
L’importo corrisponde al:
30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA)
salvo che il contratto collettivo non preveda condizioni più favorevoli.
Questa misura ha l’obiettivo di limitare la perdita del potere d’acquisto durante i lunghi periodi di attesa.
Chi potrebbe beneficiarne
Secondo le analisi della Banca d’Italia, la maggior parte dei lavoratori italiani nel 2026 è coperta da contratti ancora in vigore.
Oltre l’80% dei dipendenti risulta infatti protetto da CCNL validi per tutto l’anno.
La proposta interesserebbe quindi soprattutto:
- lavoratori con contratti già scaduti;
- categorie in attesa di rinnovo da molti mesi;
- settori caratterizzati da trattative particolarmente lunghe.
Tra questi potrebbero rientrare alcuni comparti privati e specifiche categorie professionali ancora in fase di negoziazione.
Cosa cambia rispetto alle regole attuali
Attualmente la normativa lascia ampia libertà alle parti sociali.
Sono infatti sindacati e organizzazioni datoriali a decidere:
- la decorrenza degli aumenti;
- l’eventuale pagamento degli arretrati;
- gli importi una tantum;
- le forme di compensazione per la vacanza contrattuale.
L’emendamento introdurrebbe invece un principio generale valido per tutti: gli aumenti maturano dalla scadenza del contratto precedente.
Quando potrebbe entrare in vigore
Per il momento si tratta ancora di una proposta parlamentare.
L’emendamento dovrà essere esaminato durante l’iter di conversione del Decreto Lavoro e potrebbe subire modifiche prima dell’approvazione definitiva.
Se dovesse ottenere il via libera del Parlamento, rappresenterebbe una delle novità più importanti degli ultimi anni in materia di contrattazione collettiva e tutela salariale.
Per milioni di lavoratori significherebbe avere una maggiore certezza sul recupero degli aumenti maturati durante i periodi di attesa per il rinnovo del contratto.









